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17/06/2026

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L'AI trasforma i processi HR: il 47% delle aziende italiane già investe

Valdata (SD Worx): è essenziale investire non solo in tecnologia, ma anche in formazione e accompagnamento, per favorire un utilizzo consapevole e diffuso

L'AI sta diventando una leva strategica nei dipartimenti risorse umane. Un'indagine condotta da SD Worx su 5.936 responsabili HR in sedici Paesi europei mostra che il 47% dei professionisti HR italiani ha già investito in soluzioni di intelligenza artificiale, contro il 40% del 2025. Quattro aziende su dieci riportano risultati concreti dagli investimenti, ma l'adozione resta disomogenea. Le principali difficoltà sono:

- allineamento dei processi (40%).
- resistenza al cambiamento da parte di dipendenti o dirigenti (35%).
- carenza di competenze interne (32%).
Il 45% delle organizzazioni sta già intervenendo sui propri modelli operativi per favorire una collaborazione più efficace tra persone e tecnologie intelligenti.

La propensione verso l'AI continua a crescere: il 54% dei professionisti HR italiani valuta attivamente l'integrazione della tecnologia, rispetto al 42% del 2025, mentre il 47% ha concretamente investito. Le imprese di medie dimensioni (250-2499 dipendenti) sono le più dinamiche (56%), seguite da PMI sotto i 250 dipendenti (46%) e grandi organizzazioni (41%). A livello europeo, la crescita più marcata si registra nei Paesi del Nord: Norvegia (68% vs 36% del 2025), Irlanda (59%) e Regno Unito (59%).
Tra le applicazioni più diffuse di AI nei processi HR emergono:

- rilevazione presenze (30%).
- formazione e sviluppo (27%).
- reportistica e analisi dei dati (26%).

- gestione del payroll (25%).
- pianificazione della forza lavoro, performance management ed engagement (27%).
Un modello "ibrido" sta prendendo piede: il 28% dei rispondenti ritiene possibile automatizzare parzialmente la registrazione delle presenze mantenendo un controllo umano; la percentuale sale al 37% per la reportistica e al 38% per la gestione delle buste paga. Nella pianificazione della forza lavoro e nella formazione, il 39% prevede una collaborazione significativa tra persone e AI, mentre le aree più "human-centric", come benessere e salute mentale, rimangono completamente gestite da persone (46%).
Il 43% delle organizzazioni sta adattando il proprio operating model HR per integrare AI e forza lavoro, mentre il 45% riprogetta processi e workflow verso l'automazione. Quattro datori di lavoro su dieci hanno già constatato benefici concreti. Tuttavia, il 46% prevede una riduzione dell'organico nei prossimi anni per effetto dell'AI, e la stessa percentuale segnala un calo della necessità di alcune mansioni. La Norvegia (60%), l'Irlanda (57%) e la Polonia (54%) guidano questa tendenza. Inoltre, il 37% delle aziende si dichiara più propenso a investire in AI rispetto all'assunzione di nuovo personale. Le competenze rappresentano ancora una sfida critica: il 29% delle organizzazioni non dispone del know-how necessario, mentre il 32% manca di una strategia o business case strutturato. Per colmare il divario, il 44% delle aziende sta investendo in formazione e sviluppo interno.


"Attualmente, il 49% dei datori di lavoro italiani dichiara l'esistenza di una policy per l'utilizzo etico e responsabile dell'AI all'interno dell'HR, ma è fondamentale proseguire nel rafforzamento della governance, definendo regole chiare e responsabilità precise", afferma Chiara Valdata, People Director per l'Italia di SD Worx. "L'AI esprime il suo pieno potenziale quando viene adottata con obiettivi ben delineati e risultati misurabili. Automatizzare le attività ripetitive permette alle persone di concentrarsi su ambiti a maggiore valore aggiunto. Per questo è essenziale investire non solo in tecnologia, ma anche in formazione e accompagnamento, per favorire un utilizzo consapevole e diffuso. Allo stesso tempo, una comunicazione trasparente sull'evoluzione dei ruoli resta un elemento chiave per gestire il cambiamento".


L'AI Act, in vigore dal 2 agosto, impone requisiti rigorosi di documentazione, valutazione dei rischi, trasparenza e governance per i sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio, segnalandone l'importanza crescente della governance etica nel panorama HR.

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