USA: la Corte Suprema annulla i dazi di Trump e la legge 122 è in bilico
Marx (Flossbach von Storch): il mercato sembra ormai essersi abituato a una scarsa prevedibilità nel commercio di beni con gli Stati Uniti
Il 20 febbraio 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittima la maggior parte dei dazi imposti dal presidente Donald Trump tramite l'IEEPA del 1977, una legge originariamente concepita per gestire emergenze economiche internazionali. I giudici hanno ritenuto che il termine "regolare le importazioni" contenuto nell'IEEPA non conferisca al presidente il potere di fissare dazi, analogamente a quanto previsto in altre normative federali.
Di fronte alla sentenza, l'amministrazione ha attivato la Section 122 del Trade Act del 1974, che consente l'applicazione di dazi fino al 15% per un periodo massimo di 150 giorni, estendendo così il regime tariffario fino al 24 luglio 2026. Tuttavia, il 7 maggio 2026 il Tribunale per il commercio internazionale ha dichiarato illegittimi anche questi dazi, sostenendo che i presunti squilibri nella bilancia dei pagamenti non erano stati dimostrati in maniera sufficiente. La Section 122, pensata per stabilizzare problemi di bilancia dei pagamenti nell'era dei tassi di cambio fissi, ha perso rilevanza dal 1973, quando gli Stati Uniti hanno adottato tassi flessibili, ma è rimasta nella legislazione come strumento di emergenza. "È stato Trump il primo a utilizzare questa norma per introdurre ampi dazi sulle importazioni. Ed è probabile che presenti ricorso contro la recente sentenza del tribunale commerciale", afferma Julian Marx, analista presso Flossbach von Storch.
L'ondata di contenziosi ha coinvolto oltre 2.000 aziende, che hanno richiesto la restituzione dei dazi IEEPA percepiti indebitamente; le stime indicano un possibile rimborso tra 130 e 175miliardi di dollari. Tra aprile 2025 e marzo 2026, le entrate doganali hanno raggiunto circa 330miliardi di dollari, ma quasi la metà di tale somma potrebbe essere annullata retroattivamente. Con una spesa pubblica annuale superiore a 7.000miliardi di dollari, i dazi rappresentano una quota marginale, ma comportano costi amministrativi elevati e incertezza per i consumatori.
Il panorama tariffario statunitense è ulteriormente complicato da altre disposizioni: la Section 232 del Trade Expansion Act del 1962 impone dazi per motivi di sicurezza nazionale su acciaio, alluminio e componenti automobilistici; la Section 301 del Trade Act del 1974 è stata utilizzata per contrastare pratiche commerciali sleali, soprattutto contro la Cina. "Ciò che a prima vista può sembrare dotato di una certa logica, nella pratica quotidiana appare spesso estremamente caotico. Perché l'eccezione diventa la regola, e la regola cambia a intervalli ravvicinati, o quantomeno se ne minaccia il cambiamento. Tutto questo rende difficilissima qualsiasi pianificazione", commenta Marx.
Negli ultimi mesi, Washington ha lanciato nuove minacce tariffarie: a gennaio sono state avanzate pressioni su alcuni paesi europei nell'ambito di un ipotetico progetto di annessione della Groenlandia; lo stesso anno è stata annunciata una tassa aggiuntiva del 25% per tutti i partner commerciali dell'Iran; ad aprile sono state introdotte nuove regole Section 232 che impongono un dazio uniforme del 25% sui prodotti lavorati contenenti almeno il 15% di metallo, con riduzioni al 10% per beni fabbricati all'estero ma contenenti acciaio, alluminio o rame di origine americana, e un dazio speciale del 15% per impianti ad alta intensità metallica fino al 2027.
Le imprese europee esportatrici si trovano a fronteggiare ulteriori difficoltà operative: per la Section 301 conta l'origine commerciale del prodotto, non il paese di transito, obbligando le aziende a fornire certificati "mill test" che attestino la provenienza dei materiali metallici. Sovrapposizioni tra diversi regimi tariffari aumentano la complessità, sebbene alcune eccezioni temporanee siano state concesse per prodotti elettronici, minerali critici e merci provenienti dall'USMCA (accordo tra Stati Uniti, Canada e Messico). "Può ritenersi fortunato chi, almeno per il momento, beneficia di eccezioni", precisa Marx.
Il Canada è nuovamente al centro di tensioni con gli Stati Uniti, che hanno avviato indagini Section 301 per presunta concorrenza sleale contro diversi paesi. Con la scadenza prevista a luglio per la Section 122, Washington sembra già alla ricerca di nuovi strumenti giuridici per mantenere la pressione tariffaria. ""Il mercato sembra ormai essersi abituato a una scarsa prevedibilità nel commercio di beni con gli Stati Uniti. La durata media delle decisioni tariffarie di Trump - o anche solo delle sue minacce - spesso è di pochi mesi, se non meno", afferma Marx.
Anche una panoramica abbreviata basta a mostrare il caos creato dal presidente americano. Ma ogni giorno in cui Trump crede di fare politica doganale in nome della "giustizia", trasforma sempre di più l'agenzia statunitense delle dogane e della protezione delle frontiere in uno dei più grandi mostri burocratici del nostro tempo. "Una cosa, con un sorriso, si può concedere a Trump: viste le sue radici tedesche, una certa inclinazione alla burocrazia forse non sorprende del tutto", conclude Marx.

Sommario del magazine di questa settimana
Idee e Opinioni
Fare Business
Marketing
Digital Business
Finanza e investimenti
Sport Business
Leisure
BusinessCommunity.it - Supplemento a G.C. e t. - Reg. Trib. Milano n. 431 del 19/7/97
Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo
Politica della Privacy e cookie