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29/07/2026

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AI in Italia: ROI in rapida crescita e sfide da superare

Masperi (SAP Italia): le nostre imprese investiranno 18,4 mln di dollari e puntano a ROI del 38% entro due anni

Le aziende italiane stanno registrando un netto miglioramento del ROI legato all'intelligenza artificiale. Questo anno la spesa media prevista è di 18,4milioni di dollari, inferiore alla media globale di 28milioni, ma gli investimenti dovrebbero salire del 45% nei prossimi due anni. Il ritorno atteso è del 20% (circa 4,9milioni di dollari) e si prevede che arrivi al 38% (12,2milioni) entro il 2028.
L'AI agentica è al centro delle previsioni: nei prossimi due anni dovrebbe generare in Italia 13,7milioni di dollari di ROI. I dati provengono dallo studio globale The SAP Value of AI 2026, che ha coinvolto 2.300 dirigenti in 13 paesi, di cui 200 in Italia.

Commentando lo studio, Carla Masperi, Amministratore Delegato di SAP Italia ha osservato: "Nell'ultimo anno l'Italia è passata dalla fase di sperimentazione dell'AI a quella operativa, e questo sta iniziando a dare risultati concreti. Ma c'è ancora molta strada da fare. Un'AI priva di contesto, che si tratti di processi, dati o governance, nella migliore delle ipotesi genera attività senza risultati, nella peggiore crea nuovi rischi".

Oggi il 26% delle attività aziendali è supportato dall'AI, percentuale destinata a crescere al 44% entro due anni. Gli investimenti strategici raggiungono il 20%, mentre il 36% delle imprese adotta ancora approcci frammentati. Meno della metà ha un responsabile dedicato all'AI (45%), definisce KPI a livello manageriale (35%) e offre percorsi formativi sui rischi e le funzionalità (37%).

Il 73% degli intervistati è soddisfatto del ROI attuale, ma il 55% ritiene che il potenziale dell'AI non sia ancora pienamente sfruttato. Tre quarti vedono un potenziale da moderato a molto elevato per l'AI agentica, ma solo l'1% si considera pienamente pronta, mentre la maggioranza è parzialmente pronta o non pronta.


Le principali sfide per le imprese italiane includono:


- la qualità dei dati, con il 74% che segnala problemi di accuratezza.
- il 77% ha dovuto correggere o ritardare processi a causa di output scadenti.
- la formazione del personale, poiché l'80% non ritiene sufficienti gli interventi di aggiornamento rispetto all'evoluzione dell'AI.


- la governance, con solo il 10% delle aziende pronta a gestire efficacemente l'AI in termini di competenze e processi.
- la diffusione di Shadow AI, fenomeno confermato dal 67% degli intervistati almeno occasionalmente.
- la mancanza di meccanismi human-in-the-loop, con il 40% delle imprese priva di supervisione umana sui workflow agentici.
"Il prossimo passo per ottenere valore dalla nuova tecnologia sarà integrare dati, processi e AI. Le aziende italiane devono comprendere che l'AI spesso offre un valore più difficile da misurare di quanto ci si aspetti, e comporta rischi che evolvono a un ritmo molto veloce perché la maggior parte dei sistemi di governance riesca a stare al passo. La governance dell'AI, ad esempio, sta diventando la sfida più importante che molte aziende ancora non sanno di avere", continua Masperi.

Le aziende devono inoltre affrontare la necessità di registrare gli agenti AI (48% lo fa) e di implementare controlli di accesso (solo il 25% dispone di sistemi di autorizzazione). Il 63% riconosce di non riuscire a gestire la velocità di adozione degli agenti AI.


Il futuro del valore dell'AI è l'Autonomous Enterprise

"Generare valore reale dall'AI non sarà semplice, perché richiede un approccio completamente nuovo", ha concluso Masperi. "Le imprese italiane, grandi e piccole, dovranno connettere l'AI ai dati e ai processi che alimentano il loro business, garantendo al contempo che abbia il contesto e la governance necessari per guidare risultati affidabili. Questo è ciò che definiamo Autonomous Enterprise. Non si tratta di una trasformazione puramente tecnologica, ma è soprattutto umana. Il vero valore si realizza solo quando agenti, processi e persone lavorano in sinergia".




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