Vini d'Etna: la rinascita dei vitigni autoctoni - Vinicitor Sapiens
Spadaro (Società Agricola Santa Maria La Nave): la sfida di salvare vitigni antichi in condizioni estreme
Nella incantevole Sicilia che molti di noi conoscono ed amano, c'è una perla di rara bellezza e fascino, da cui provengono vini unici nel loro genere. Stiamo parlando della Società Agricola Santa Maria La Nave di Sonia Spadaro e ci troviamo sulle pendici dell'Etna. La conduce Sonia, dinamica ed entusiasta donna, moglie di Riccardo e madre di 4 figli, che si divide tra Milano dove risiede la sua famiglia e le bellissime pendici dell'Etna. Il nome dell'azienda vitivinicola è un omaggio alle figure femminili e al territorio. Nasce dall'unione di tre elementi chiave legati alla sua fondatrice, Sonia Spadaro Mulone. Santa, il nome della madre, Maria il nome della suocera; La Nave richiama la Contrada Nave, situata sul fianco nord-ovest dell'Etna, un territorio impervio dove si trova uno dei vigneti più alti d'Europa.
Tutto nasce da un sogno, spesso accarezzato nella sua infanzia vivendo i bellissimi territori dell'Etna, che diviene realtà incontrando Riccardo, la cui famiglia aveva una tradizione di piccole produzioni vitivinicole. "Sono cresciuta tra gli aranceti di Lentini, ho visto l'Etna e le sue eruzioni sin da piccola. Appassionata di storia e archeologia e affascinata dai miti e dalle leggende del nostro vulcano, mi sono avvicinata al mondo del vino in una splendida sera di agosto a Taormina, incontrando Riccardo. Ho iniziato a seguire le vigne di famiglia e ad assistere ai processi di vinificazione. Dopo la laurea in Economia mi sono dedicata completamente alla mia passione divenendo sommelier e immergendomi del tutto nello splendido mondo del vino, seguendo a tempo pieno Santa Maria La Nave, nata nel 2009, di cui oggi sono amministratore unico e principale proprietaria", afferma Sonia.

La grande sfida, vinta con duro lavoro e grande dedizione, è stata quella di riportare in vita antichi vitigni autoctoni, dispersisi con il tempo, ma i soli capaci di crescere in condizioni estreme quali sono quelle dei terreni ove sono ubicate le due produzioni. Stiamo parlando del vigneto Casa Decima a 1.100 metri sull'Etna in Contrada Nave. "La nostra passione e interesse per gli antichi vitigni autoctoni dell'Etna è cresciuta negli anni, tanto da spingerci fino alle zone più selvagge ed estreme del vulcano alla ricerca di antiche viti prefillossera, completamente abbandonate e che rischiavano l'estinzione", ricorda Sonia. Nel 2000 ha inizio la creazione di un vigneto estremo in Contrada Nave per la salvaguardia di alcuni vitigni autoctoni etnei. Nel corso di 15 anni un agronomo locale aveva affinato un'accurata selezione massale delle migliori piante di Grecanico Dorato e di Albanello in Contrada Nave. Tutte a piede franco, molte ormai abbandonate e coperte dai rovi, pochissime rimaste floride in piccoli giardini grazie alle amorevoli cure degli ultimi anziani e ostinati contadini della zona.
"Nel 2004, dopo qualche anno di ricerca, siamo riusciti quindi ad acquistare da alcuni contadini del posto, non più in grado di coltivare, una serie di piccoli lotti contigui, soleggiati e con una perfetta esposizione: terreni vocati all'impianto di vitigni estremi, terreni perfetti per salvare un DNA prezioso che rischiava l'estinzione sul versante Nord-Ovest dell'Etna a 1.100 metri sul livello del mare. Qui produciamo il nostro Millesulmare Sicilia Bianco DOC, Grecanico Dorato in purezza, e ci limitiamo a proteggere 500 piante dell'ormai quasi estinto Albanello, piantate nel 2003. La creazione di questo meraviglioso vigneto è avvenuta nel totale rispetto del territorio preservando le migliori varietà di piante autoctone che già esistevano in quelle terre", prosegue Sonia.
L'altro punto produttivo è un vigneto dal cuore pre-fillosserico su Monte Ilice, un cratere di circa 1000 anni, sito sul versante sud-est del vulcano. "Spinti da vero amore per la natura etnea e dalla passione per le viti pre-fillossera autoctone a rischio di estinzione viti in posti estremi, abbiamo poi acquistato un vigneto sito sul ripido pendio di Monte Ilice, un cratere spento originato a seguito di una violenta eruzione avvenuta circa mille anni fa sul versante Sud-Est dell'Etna", continua Sonia. Curato con devozione, pazienza e vera passione per più di 50 anni da uno straordinario contadino del posto, Don Alfio, che ha deciso di trasmettere la sua preziosa eredità a SantaMariaLaNave, Sonia si è impegnata a riportare allo splendore iniziale l'antico vigneto che l'anziano proprietario aveva coltivato tutta la vita in regime biodinamico e naturale, seguendo le fasi della luna e i flussi dei venti. Il vigneto è prevalentemente di Nerello Mascalese e Cappuccio, ma al suo interno crescono altri vitigni autoctoni dell'Etna, alcuni quasi estinti, molto rari o non ancora identificati, tutti allevati con l'antico metodo dell'alberello etneo. "Il vigneto su Monte Ilice è ricco di storia e di tradizioni della viticoltura etnea, che Don Alfio racconta sempre con grande emozione, nelle lunghe passeggiate insieme nello splendido vigneto-giardino sull'Etna da cui produciamo il nostro Etna DOC Calmarossa" chiosa Sonia.
Oggi, nei due punti produttivi, sono coltivate a vite poco più di 6 ettari (dei 23 della proprietà), in condizione estreme, tutto manualmente, preservando un equilibrio naturale unico. La produzione si attesta mediamente sulle 10 mila bottiglie per le 4 etichette. La vendita avviene attraverso un selezionatissimo network di primari ristoranti nel mondo, una centellinata presenza in enoteche e gastronomie esclusive in Italia. "Questi vini sono la sintesi di millenni di storia e tradizioni del nostro territorio. Crediamo che per apprezzarne il valore si debbano conoscere e provare in questo unico scenario. Chi viene fin qui ne scopre l'unicità. E questo è il nostro grande valore", ricorda Sonia.
Vini unici, per questo molto ricercati. Il Millesulmare, Sicilia DOC Bianco che nasce da uno dei vigneti più alti d'Europa, un bianco in purezza ottenuto da antiche uve di Grecanico Dorato, decisamente sorprendente e il Calmarossa, Etna DOC Rosso che nasce da un antico vigneto su sabbie vulcaniche sul ripido fianco di un cratere, prodotto con uve Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio provenienti da vigne pre-fillossera a piede franco. Sorprendente anche l'etichetta dei due vini, creata da Sonia partendo da una mappa pubblicata nell'Enciclopedia Britannica di fine 1800, con l'immagine dell'Etna dall'alto.
a vista aerea dell'Etna, con evidenziati gli oltre 200 crateri minori del vulcano.
Insomma, immersi in un paesaggio unico che trasuda storia e mitologia e che domina la costa orientale della Sicilia e guarda direttamente il Mar Ionio, con il vulcano che ti circonda, in lontananza la catena dei monti Nebrodi, che costituiscono l'Appennino Siculo, Santa Maria la Nave e i suoi vini danno vita a un vero unicum.
Federico Unnia
Aures Strategie e politiche di comunicazione
