CFO italiani: fronteggiare i rischi geopolitici con resilienza operativa
Raffo (Deloitte): i direttori finanziari italiani vedono la frammentazione globale come sfida e opportunità per rafforzare la solidità aziendale
Riccardo Raffo, Partner e CFO Program Leader di Deloitte Italia, ha evidenziato su Voices l'importanza crescente della gestione del rischio geopolitico per i CFO italiani. I dati del "Global Risks Report 2026" del World Economic Forum mostrano che il 50% degli esperti prevede turbolenze nei prossimi due anni, mentre il 57% estende questa previsione al decennio successivo. In un contesto in cui la complessità aumenta, la protezione patrimoniale diventa una responsabilità chiave per i Chief Financial Officers.
L'European CFO Survey 2025 di Deloitte conferma che i dirigenti finanziari italiani, pur riconoscendo la difficoltà dell'ambiente, mantengono un cauto ottimismo. Secondo la ricerca, il 51% dei CFO indica i rischi geopolitici tra le tre minacce principali, subito dopo la probabilità di una recessione (55%). Questa percezione è aggravata dal ruolo dell'Italia come economia aperta, altamente integrata nelle catene globali e fortemente orientata all'export.
Il World Economic Forum individua la "geoeconomic confrontation" come rischio dominante a breve termine. Non si tratta di una classica contrapposizione politica, ma di una "multipolarità senza multilateralismo" che porta a blocchi competitivi dove dazi, tariffe e limitazioni agli investimenti esteri sono utilizzati come armi strategiche. "Le catene di approvvigionamento globali diventano più vulnerabili e i mercati si segmentano lungo confini geopolitici", sottolinea Raffo.
Di fronte a queste dinamiche, i CFO italiani puntano su quattro leve strategiche:
- Efficientamento dei costi (45%): mira a preservare la marginalità contro pressioni economiche crescenti.
- Innovazione e trasformazione digitale (32%): riduce i costi operativi e aumenta la produttività grazie a processi più agili.
- Crescita organica (27%): rafforza la capacità di sviluppo interno dell'impresa.
- Aumento del capitale umano (41%): prevede l'incremento del numero di dipendenti entro l'anno successivo.
- Miglioramento dei margini operativi (51%): indica la volontà di espandere la redditività nel breve periodo.
Il 73% dei CFO ritiene fondamentale l'autofinanziamento per sostenere gli investimenti, evidenziando una preferenza per fonti interne di capitale rispetto a indebitamenti esterni.
"In breve, fatta salva la necessaria cautela dettata dall'incertezza di fondo, i CFO italiani mantengono una significativa fiducia nel potenziale di crescita a medio termine della propria azienda, investendo sia nella capacità produttiva e tecnologica che nel capitale umano. La chiave è che la gestione del rischio non è più limitata ad una funzione di compliance, ma dev'essere concepita come leva strategica competitiva, integrata in una visione di crescita di lungo periodo. L'incertezza è reale, i rischi imminenti. Ma proprio da questo contesto nascono nuove opportunità per le imprese più audaci e preparate, che nello scenario tempestoso dei mercati sanno intravedere nuove traiettorie di sviluppo futuro", conclude Raffo,
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