Patrick Sostmann (Alibaba.com): l' ascesa dei sistemi agentici nel panorama delle PMI italiane
L'uso strategico di agenti AI trasforma radicalmente le operazioni delle imprese italiane, anche piccole
Siamo davvero convinti che l'intelligenza artificiale dentro le nostre aziende sia soltanto quella finestrella di chat aperta sul browser, pronta a correggere la bozza di un'email formale o a riassumere l'ennesimo verbale di riunione? Per oltre due anni ci siamo cullati nell'illusione che la digital transformation si esaurisse nell'alfabetizzazione individuale e nell'intrattenimento testuale, ma la realtà quotidiana di chi fa impresa, quella fatta di capannoni, ordini bloccati, documenti doganali, margini compressi e fornitori da rincorrere dall'altra parte del globo, racconta una storia infinitamente più complessa. Mentre il dibattito pubblico si perde ancora dietro ai timori teorici, nelle piccole e medie imprese italiane si sta consumando una svolta silenziosa: il passaggio definitivo dai chatbot passivi ai sistemi agentici, capaci di prendere decisioni operative, negoziare, confrontare e agire in autonomia nei processi reali.

A mettere nero su bianco questa scossa è un'indagine commissionata da Alibaba.com, la piattaforma globale di commercio B2B fondata nel 1999 che mette in contatto acquirenti e venditori in oltre duecento Paesi, e condotta dall'istituto Censuswide su un campione di mille decisori aziendali di PMI italiane. I numeri descrivono una determinazione sorprendente: gli imprenditori non vogliono più semplici assistenti digitali da interrogare, ma colleghi sintetici capaci di scardinare la burocrazia, dematerializzare le barriere normative e democratizzare l'accesso alle catene di fornitura mondiali. Per capire come questa transizione stia riscrivendo le regole del business internazionale, abbiamo intervistato Patrick Sostmann, General Manager Europe di Alibaba.com.
Patrick, quando si parla di intelligenza artificiale applicata alle PMI italiane il rischio è sempre quello di perdersi nella teoria, mentre chi guida un'impresa cerca redditività, efficienza e soluzioni immediate. Dalla vostra indagine emerge un dato plebiscitario: il 96% degli intervistati considera l'AI agentica cruciale per il futuro del business. Come si spiega questo entusiasmo e cosa è cambiato radicalmente rispetto a due anni fa?
La risposta sta tutta nella stanchezza operativa delle imprese di fronte a una complessità che negli ultimi anni è diventata quasi ingestibile. Per una piccola realtà produttiva, muoversi sui mercati esteri significa scontrarsi quotidianamente con colli di bottiglia sfiancanti: trovare partner affidabili, decifrare codici doganali, negoziare prezzi e districarsi tra montagne di scartoffie. Quando abbiamo condotto la nostra prima indagine nel 2024, le aziende avevano fotografato con spietata lucidità questi ostacoli: il 21% denunciava la difficoltà nel trovare partner commerciali fidati, il 20% soffriva i blocchi logistici e della supply chain, un altro 20% sbatteva contro le barriere normative e il 17% si dichiarava soffocato dalla burocrazia del commercio internazionale.
Due anni dopo, la nuova ricerca Censuswide dimostra che gli imprenditori italiani non hanno intenzione di rimanere a guardare: il 96% identifica nell'agentica un'opportunità strategica imperdibile per il 2026, il 74% prevede di adottare questi strumenti entro i prossimi dodici mesi e l'87% vuole approfondirne attivamente la conoscenza, con la consapevolezza che le opportunità superano nettamente i rischi potenziali. Non siamo più nella fase dell'esplorazione curiosa; siamo all'inizio di un'ondata di adozione guidata dal bisogno viscerale di semplificare le attività aziendali più articolate. C'è voglia di riscatto, c'è pragmatismo.
Se guardiamo dentro i processi aziendali, quali sono i primi recinti che gli imprenditori vogliono rompere? Dove si aspettano di vedere l'impatto economico più rapido?
I dati ufficiali del briefing mostrano una convergenza chiarissima sulle attività operative ad alta intensità di dati e ad altissima ripetitività. Il 23% delle PMI intervistate individua i maggiori benefici nella gestione delle procedure doganali, delle normative sulle importazioni e della documentazione per l'approvvigionamento internazionale. È il punto dolente dell'export e dell'import: eliminare l'errore umano e automatizzare la conformità normativa significa liberare centinaia di ore di lavoro. Subito dietro, il 22% delle aziende punta sull'AI per confrontare fornitori, prezzi e alternative di mercato in tempo reale, mentre il 21% intende delegare agli agenti i processi amministrativi e finanziari.
A questi si aggiunge un solido blocco di risposte, attestato intorno al 19%, che riguarda la verifica della qualità e dell'affidabilità dei partner, la cura delle relazioni commerciali, il customer service, lo sviluppo di nuovi prodotti e la gestione logistica di ordini e spedizioni. Chi fa business ha capito che l'IA non serve a fare poesia aziendale, ma a risolvere problemi concreti di cassa, di tempo e di fornitura. Eppure, bisogna anche essere onesti sulle asimmetrie del mercato: mentre le imprese più strutturate si sentono mediamente pronte, le microimprese con meno di dieci dipendenti mostrano maggiori difficoltà di adattamento e necessitano di un supporto formativo e tecnologico molto più marcato.
Spesso si fa ancora confusione tra la classica intelligenza artificiale generativa e i nuovi sistemi agentici. Come si spiega a un manager la differenza pratica e in che modo una piattaforma come Accio trasforma il lavoro quotidiano?
La differenza è la stessa che passa tra un consulente che ti suggerisce cosa fare e un collaboratore operativo che si rimbocca le maniche e porta a termine il lavoro. L'AI generativa tradizionale risponde a un prompt, genera un testo o produce un'immagine; l'IA agentica ragiona, pianifica ed esegue compiti complessi a più fasi in totale autonomia. È esattamente il motivo per cui abbiamo sviluppato Accio, la piattaforma di Alibaba.com pensata per mettere a disposizione delle PMI un intero team di agenti intelligenti preconfigurati capaci di coprire l'intero ciclo di vita aziendale, dalla ricerca di mercato fino al monitoraggio post-vendita.
Le piccole realtà non hanno il budget né le competenze interne per addestrare modelli proprietari o programmare agenti da zero. Con Accio possono attivare agenti verticali per il sourcing, per il pricing o persino per la creazione rapida di un negozio digitale su Shopify, beneficiando di ventisei anni di esperienza e dati commerciali accumulati da Alibaba.com nel commercio globale. Per fare un esempio concreto: uno dei nostri buyer prima impiegava un'intera settimana tra ricerca sul portale, messaggi ai fornitori, attesa dei preventivi e comparazione manuale. Utilizzando l'agente di Accio, ha impostato la sera una richiesta precisa chiedendo tre preventivi vincolanti su prezzi, quantitativi minimi d'ordine e tempi di consegna; la mattina seguente, mentre in Europa si dormiva e in Asia si lavorava, i preventivi erano pronti sulla scrivania. Un'intera settimana di lavoro condensata in una sola notte.
Nel confronto europeo, come si posiziona l'Italia rispetto a partner storici come Germania o Regno Unito? Esiste una specificità culturale nel modo in cui i nostri imprenditori affrontano l'innovazione?
Nel complesso le dinamiche europee mostrano traiettorie simili, con le imprese più piccole che faticano a tenere il passo e i giovani manager tra i 25 e i 35 anni che guidano con entusiasmo l'adozione delle nuove tecnologie. Tuttavia, nei nostri dati l'Italia si è dimostrata persino più aperta e progressista verso l'IA rispetto alla Germania. La vera differenza di postura culturale si nota soprattutto nel rapporto con le regole e con la conformità normativa.
Se nei mercati dell'Europa centro-orientale, come in Ungheria o in Romania, gli imprenditori hanno un approccio pionieristico e si buttano a capofitto sull'innovazione senza porsi come prima domanda il rispetto del GDPR, in mercati maturi come Italia, Germania e Francia la conformità normativa rappresenta un prerequisito non negoziabile. È un'esigenza legittima, che le nostre piattaforme integrano nativamente, ma testimonia quanto per i manager italiani la sicurezza del dato e la tutela dell'azienda debbano sempre andare di pari passo con la spinta al cambiamento.
Guardando alle prossime sfide, Alibaba.com sta spingendo forte sull'ecosistema delle startup con l'iniziativa CoCreate. Qual è l'opportunità per gli innovatori e per le imprese italiane?
CoCreate è il nostro evento di punta dedicato all'imprenditorialità, che quest'anno a Londra mette al centro proprio il connubio indissolubile tra spirito d'impresa e intelligenza artificiale. Oggi assistiamo a fenomeni straordinari: singoli professionisti e piccoli team riescono a redigere un business plan completo, ideare un prodotto e impostare una filiera in pochi giorni sfruttando gli agenti digitali, compiendo salti che prima richiedevano mesi di lavoro.
Con CoCreate abbiamo lanciato una delle competizioni per startup più rilevanti d'Europa, aperta a candidature fino al 16 ottobre, con una giuria internazionale che avrò l'onore di moderare personalmente. Selezioneremo venti finalisti che voleranno a Londra per contendersi un montepremi importante: 200.000 euro per il primo classificato, 100.000 per il secondo e 50.000 per il terzo. Lo scorso anno una delle realtà vincitrici era proprio italiana, a riprova del fatto che la nostra creatività non ha nulla da invidiare a nessuno. Il messaggio per gli imprenditori è netto: gli strumenti per democratizzare l'eccellenza e scalare a livello globale esistono già; chi sceglie di adattarsi e guidare la trasformazione vincerà la sfida, chi aspetta rischia semplicemente di diventare invisibile.

Sommario del magazine di questa settimana
Idee e Opinioni
Fare Business
Marketing
Digital Business
Finanza e investimenti
Sport Business
Leisure
BusinessCommunity.it - Supplemento a G.C. e t. - Reg. Trib. Milano n. 431 del 19/7/97
Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo
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