Eccellenza piemontese tra le colline della Val Bormida con il Pinot Nero - Vinicitor Sapiens
Colombo (Colombo Antonio e Figli): la famiglia valorizza il territorio astigiano puntando su viticoltura e qualità
Le passioni, si sa, nella vita sono un forte stimolo a sviluppare progetti ambiziosi. Soprattutto se in famiglia si posseggono i geni della ricerca del meglio. Ne sanno qualcosa Antonio Colombo, rinomato cardiologo interventista di fama internazionale e il figlio Andrea, alla guida della Colombo Antonio e Figli Società Agricola, situata a Bubbio, provincia di Asti. Siamo tra le colline della Val Bormida, nel cuore dell'Alta Langa astigiana, dove dal 2003 l'Azienda produce vini molto interessanti.
Nel 2003 Antonio Colombo sceglie le colline della Valle Bormida per dare forma con i suoi figli a un progetto ambizioso: dimostrare che questo profilo di Langa è uno dei territori più vocati d'Italia per il Pinot Nero. In questa terra di passaggio tra il Piemonte e la Riviera ligure, la famiglia Colombo non ha trovato terre vergini ma viti già adulte, alcune con oltre 80 anni di storia nelle radici, che adesso sono diventati più di cento. Viti di Pinot Nero e Chardonnay cresciute in un microclima fresco e ventilato, su suoli di marna e sabbia che ricordano quelli della Borgogna. Questo patrimonio viticolo è diventato la base di un progetto ben articolato: studio, sperimentazione, pazienza e rigore enologico per dare voce a un terroir unico. Oggi, sotto la guida di Andrea Colombo, l'azienda è riconosciuta come una delle cantine di riferimento per il Pinot Nero in Italia e tra le voci più autorevoli della denominazione Alta Langa DOCG.

"23 anni fa abbiamo rilevato l'azienda, imponendo subito un cambio di passo", raccontano padre e figlio. "Abbiamo trasformato la produzione di uve in una viticultura. Siamo certificati SQNPI-Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata. Non utilizziamo diserbanti e i lavori in vigna sono o manuali o meccanici. Siamo convinti che da questo vitigno si potesse produrre vini molto particolari, inserendo una proposta diversa rispetti ai classici e molto strutturati vini del territorio".
In questo progetto si ricorda il ritrovamento di una vigna di 80 anni di Pinot Nero, una presenza "aliena" per questo territorio ma che confermava come in passato vi fosse una familiarità di questa cultura nel territorio della Val Bormida. E così è stato, con la scoperta che dal 1865 in poi legata alla produzione della grande industria degli spumanti, questo vitigno fosse conosciuto. Così, nel 2003-2004 l'azzardo di produrre un Pinot nero vinificato in rosso.
Un lento percorso, come tutte le grandi imprese, che ha portato l'Azienda a ripristinare 10 ettari di vigna, di cui 6 a Pinot e 4 a Chardonnay. "Vegliamo su dieci ettari di vigneti, un microcosmo che seguiamo ogni giorno con rispetto e dedizione. L'attenzione è sempre vigile, la cura paterna e caparbia: è così che proteggiamo il legame unico tra i nostri vini e questa piccola porzione di terra, incredibilmente vocata al Pinot Nero e all'Alta Langa", chiosano padre e figlio.
Il territorio della Val Bormida, un'oasi nel Piemonte orientale, ha caratteristiche particolarissime che restituiscono al vino prodotto tratti unici. Trenta milioni di anni fa, il mare si estendeva per tutta la pianura piemontese. Da un lato le rocce si scontravano e davano vita alle Alpi, dall'altro sprofondavano fino a 1000 m di profondità. I sedimenti si depositarono senza sosta sui fondali, organizzati in strati: ciottoli, ghiaia e sabbia decantavano insieme a limo e argilla. Le correnti marine completarono il quadro, trasportando microorganismi e minerali ricchi di magnesio o di potassio. I sedimenti si trasformarono lentamente in rocce e dagli strati composti in prevalenza da limo e argilla si originarono le marne: quando il suolo iniziò a sollevarsi, vennero alla luce e si modellarono nelle nostre colline. Le radici della vite, entrando in profondità nel terreno, ripercorrono la storia scritta nelle rocce, impressa in ogni strato. Ne estraggono l'essenza, irriproducibile altrove.
Queste peculiarità geologiche si ritrovano anche nei vini. La produzione oggi tocca le 80-90mila bottiglie, per 8 etichette. Il 90% della produzione è assorbito dal mercato nazionale, attraverso una selezionata politica di presenza nel canale horeca. Il rimanente 10% è venduto all'estero, presenza che in futuro verrà sviluppata.
"Tutti i nostri vini sono millesimati. Vogliamo che nella bottiglia si esprima al 100% la vendemmia: tutta l'unicità e l'autenticità dell'annata. Affinano in legno di rovere francese, tonneaux sempre di secondo o terzo passaggio, botti grandi", ricorda Andrea. Tra le bottiglie più significative certamente Natusia, un Metodo Classico Piemonte DOC Brut composto da Pinot Nero (60%) e Chardonnay (40%); Pentaris, un Metodo Classico Piemonte DOC Extra Brut ottenuto da Pinot Nero e Chardonnay in parti uguali, selezionati in vigna e raccolti a mano. E ancora Alta Langa Blanc de Blancs Extra Brut prodotto da uve Chardonnay in purezza, selezionato in vigna e vendemmiato a mano e Blanc de Noir DOCG Alta Langa Metodo Classico ottenuto da uve 100% Pinot Nero selezionate in vigna e raccolte a mano. Ci sono poi le grandi bottiglie come Apertura Piemonte DOC Pinot Nero e Maxima Piemonte DOC che rappresenta l'espressione più alta della produzione. Le uve provengono dalla cru più rinomata, dove il Pinot Nero sviluppa un carattere particolarmente nobile ed elegante, con maggiore struttura e profondità aromatica. Infine una parola anche su Alta Langa Rosé Extra Brut. Nasce da Pinot Nero in purezza, selezionato in vigna e raccolto a mano. Dopo una pressatura soffice e la fermentazione in acciaio, il vino rifermenta in bottiglia secondo il Metodo Classico e affina sui lieviti per almeno 30 mesi, sviluppando complessità, finezza e profondità aromatica. Un prodotto che incontra l'interesse dei giovani, sempre più attratti dai Rose di personalità.
Le etichette nascono da una proficua collaborazione con Giacomno Bersanetti, graphic designer bergamasco, con una forte specializzazione nel settore Wine. "Ha saputo sviluppare un'immagine rigorosa, semplice capace di valorizzare il terroir delle nostre zone", aggiunge Andrea.
La crescita futura passa attraverso un mandato ben chiaro: consolidare la crescita in Italia e iniziare l'ingresso in mercati esteri capaci di apprezzare questa produzione. "Oggi il Pinot Nero è principalmente usato per produrre bollicine. Noi ci sforziamo di proporre un nero complesso, di grande personalità. Vogliamo mantenere la bandiera del Pinot Nero ben salda e promuovere questo vino del Piemonte, ponendoci al livello delle grandi produzioni trentine", concludono Andrea e Antonio Colombo.
Federico Unnia
Aures Strategie e politiche di comunicazione

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