Settore olio d'oliva: Italia tra carenza produttiva e disavanzo commerciale
L'analisi di Mediobanca evidenzia il calo della produzione, l'aumento dei prezzi e la solidità dell'export verso i mercati esteri. Ma crescono le importazioni
Mediobanca ha pubblicato un nuovo aggiornamento sull'industria dell'olio d'oliva in Italia, confrontando le performance dei maggiori produttori con gli altri comparti alimentari. I dati più recenti mostrano che la produzione mondiale ha raggiunto un record storico di 3,6 milioni di tonnellate nel 2024-25, con un incremento del 38% rispetto al periodo 2023-24. La Spagna guida il mercato con il 36,1% della produzione globale, seguita da Turchia (12,6%), Tunisia (9,5%) e Grecia (7%). L'Italia registra invece una contrazione del 31,8%, passando dal 12,7% al 6,3% della quota mondiale.
Il calo della produzione interna influisce sui prezzi dell'EVO italiano, che rimangono superiori a quelli dei principali mercati. Nel periodo gennaio-2024-gennaio-2025 l'EVO spagnolo (Jaén) scende da 8,8 a 4,1 euro/kg, mentre quello greco (Chania) passa da 8,3 a 4,2 euro/kg. L'EVO italiano (Bari) si mantiene sopra i 9 euro/kg, per poi toccare 7,58 euro/kg a novembre-2025, ancora 1,5 volte il prezzo greco, 1,7 volte quello spagnolo e 2,1 volte quello tunisino.
I consumi globali di olio d'oliva crescono del 15,3% nel 2024-25, superando le 3,2 milioni di tonnellate. La Spagna aumenta la sua quota al 14,3% del consumo mondiale, gli USA salgono all'8% e l'Italia registra una flessione del 4%, posizionandosi al terzo posto con il 12,3% dei volumi totali.
Nel commercio internazionale l'Italia si colloca al secondo posto per esportazioni, con 2,8miliardi di euro nel 2024, dietro la Spagna (5,1 miliardi) e davanti al Portogallo (1,5 miliardi). Per le importazioni l'Italia è terzo, con 2,9 miliardi di euro, dopo gli USA (3 miliardi) e la Spagna (1,4 miliardi). L'export italiano si concentra in tre mercati:
- Stati Uniti (32,2% dei volumi).
- Germania (14%).
- Francia (6,8%).
- Regno Unito (5,4%).
- Canada (3,9%).
Le importazioni provengono prevalentemente da Spagna (56,8%), Grecia (17,5%) e Tunisia (14%). La bilancia commerciale dell'olio d'oliva resta in deficit strutturale: nel biennio 2022-2023 il deficit medio è stato di -255 milioni di euro, mentre nel 2024 si è ridotto a -19 milioni di euro. La produzione interna, stimata in 300 mila tonnellate per il 2025-26 (+21% rispetto al 2024-25), non copre i consumi di 470 mila tonnellate, costringendo a importare 570,9 mila tonnellate, superiore alle vendite all'estero (371 mila tonnellate).
Sul territorio nazionale la superficie agricola utilizzata (SAU) per la coltivazione di olivi è diminuita del 7,1% tra il 2014 e il 2024. La Calabria detiene il 30,4% della SAU ragionevole, ma ha registrato un calo del 6,7% rispetto al 2014; la Puglia mantiene il 27,3% della SAU, con un decremento del 2,7%. La Lombardia registra una crescita del 32,4% nella SAU, pur rappresentando solo lo 0,3% del totale regionale. La Puglia è la principale regione produttrice, contribuendo al 45,1% della produzione nazionale, seguita da Sicilia (10,7%) e Calabria (10,3%). La resa delle olive è massima in Calabria (19% di olio ogni 10 kg di olive), seguita da Liguria (17,9%), Abruzzo (16,7%) e Puglia (16,1%).
Le 42 denominazioni italiane di olio d'oliva DOP e le 8 IGP rappresentano il 32,3% dei prodotti del comparto oli e grassi registrati in UE e il 15,1% dei prodotti DOP-IGP-STG del settore alimentare italiano. Tuttavia, questo segmento copre solo il 2% del valore della produzione, concentrandosi al 86,6% nelle regioni Puglia, Sicilia e Toscana. Il prezzo medio all'origine dell'EVO convenzionale è di 8,5??/litro, contro 9 euro/litro per l'EVO biologico; sugli scaffali il prezzo sale a 9,6 euro/litro per il convenzionale e a 12,3 euro/litro per il biologico.
Il canale della GDO gestisce circa il 70% dei consumi di olio d'oliva in Italia. Secondo le elaborazioni di Mediobanca su dati NielsenIQ, le vendite nella GDO nei dodici mesi fino al terzo trimestre 2025 sono diminuite del 7,1% a valore, ma sono aumentate del 12,6% in volume. L'incremento del 16,3% dei volumi di EVO (che rappresenta il 90% del totale) è stato favorito da una forte elasticità della domanda, con una riduzione del prezzo del 18,1%. L'EVO a marchio del distributore, che copre un quarto della categoria, ha registrato un calo sia a valore (-17,4%) sia in volume (-6,3%), nonostante una promozione intensiva che ha spinto l'indice di intensità a 59,8% (+19,7% rispetto all'anno precedente).
Nel decennio 2015-2024 le vendite dei principali produttori italiani di olio d'oliva sono cresciute con un tasso medio annuo del 7%, superiore al 4,4% del resto del settore alimentare e al 3,9% della manifattura. L'export ha registrato una crescita media annua del 9%, con una quota del 35,4% del fatturato totale, dietro solo ai produttori di bevande (39,1%). Il margine operativo netto (EBIT margin) medio dei produttori di olio è stato il più basso tra i comparti alimentari (2,6% rispetto al 3,2% caseario, 4,3% conserviero, 7,2% bevande, 8,4% dolciario). Il ritorno sul capitale investito (ROI) è stato più elevato rispetto al caseario (6,6% contro 4,8%) e al conserviero (6,6% contro 6,1%), ma inferiore a quello delle bevande (9,4%) e del dolciario (12,5%). Gli investimenti in dotazioni materiali sono cresciuti del 10,1% annuo, il tasso più alto tra i settori, ma il rapporto medio investimenti/fatturato è rimasto contenuto allo 1,1%, rispetto al 3,3% dell'alimentare e al 3,4% della manifattura. Il numero di dipendenti è aumentato dello 0,9% all'anno, con una remunerazione media per dipendente di 66 mila euro nel 2024, superiore a quella del conserviero (54,3 mila euro) e del dolciario (62,8 mila euro), ma inferiore a quella del settore bevande (68,5 mila euro).

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