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04/03/2026

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Ridistribuzione dei flussi commerciali: gli USA perdono il ruolo di hub globale

Franz (Capital Group): gli Stati Uniti continuano a ricoprire un ruolo centrale, anche se meno dominante, nel commercio e nella finanza globali

Il commercio globale sta subendo una profonda ristrutturazione: solo due dei corridoi più rapidi in crescita includono ancora gli Stati Uniti, segno che le supply chain si stanno già spostando verso Asia e Europa. "Ciò riflette forze strutturali più profonde già in atto: i continui sforzi della Cina per risalire la catena del valore, la diversificazione delle relazioni commerciali e d'investimento e la crescente importanza dei blocchi regionali. Con l'espansione e la diversificazione dei flussi commerciali, gli Stati Uniti non sono più l'hub centrale dei flussi di merci globali come erano un tempo", afferma Jared Franz, US economist di Capital Group.

Le dinamiche emergenti sono guidate dalla spinta della Cina a muoversi verso segmenti a più alto valore aggiunto, dalla volontà delle nazioni di diversificare i legami commerciali e dall'ascesa di blocchi regionali che favoriscono scambi intra-regionali rispetto a rotte transatlantiche.
Nel frattempo, la politica commerciale americana ha accelerato l'aumento dei dazi effettivi nel 2025, segnando un chiaro spostamento verso un approccio più protezionistico volto a ridurre il deficit commerciale e a riportare la produzione sul suolo nazionale.
Le misure hanno innalzato i costi di importazione e reso le supply chain più complesse, ma l'impatto complessivo sull'economia non è risultato così grave come previsto. I mercati dei capitali statunitensi e il dollaro hanno mostrato resilienza, mantenendo gli USA in una posizione centrale ma meno dominante nel panorama commerciale e finanziario globale.

L'incertezza sulle decisioni americane ha spinto diverse nazioni a rafforzare legami reciproci, orientando gli scambi e gli investimenti diretti esteri (IDE) verso Asia e l'interno dell'Europa. Con le barriere statunitensi in aumento, i corridoi alternativi diventano più attraenti, potenzialmente riducendo l'afflusso di capitale verso azioni e obbligazioni americane.
"Nel complesso, questi sviluppi indicano un sistema globale sempre meno incentrato sugli Stati Uniti; un sistema in cui i flussi commerciali e di capitale diventano più diversificati, più concentrati a livello regionale e più influenzati dagli allineamenti geopolitici che dalla sola efficienza economica. Per gli investitori, questo contesto implica una maggiore dispersione e la necessità di un posizionamento più attivo, man mano che le politiche commerciali continuano a evolversi", conclude Franz.


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