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08/07/2026

economia

Investitori istituzionali e banche centrali puntano su resilienza, IA e infrastrutture

Jones (Invesco): stanno rivedendo i portafogli alla luce della diversificazione per dare priorità alla resilienza e alle nuove tecnologie

Gli investitori istituzionali che gestiscono circa 29.000 miliardi di dollari stanno ristrutturando profondamente i loro portafogli, secondo la 14ª edizione dello Invesco Global Sovereign Asset Management Study (IGSAMS). Lo studio, basato su 144 risposte - 90 fondi sovrani e 54 banche centrali - evidenzia una crescente attenzione a resilienza, rendimenti e diversificazione in un contesto geopolitico sempre più complesso. Le tensioni tra Stati Uniti ed Europa sulla Groenlandia, il conflitto in Ucraina e le recenti turbolenze in Medio Oriente spingono gli investitori a riconsiderare la sicurezza energetica, le rotte commerciali e le catene di approvvigionamento, favorendo una revisione radicale della costruzione del portafoglio.

La resilienza è passata da obiettivo secondario a criterio centrale nella progettazione dei portafogli: il 71% delle banche centrali e il 54% dei fondi sovrani affermano che ora pesa quanto il rendimento. Di conseguenza, gli strumenti di monitoraggio - analisi della concentrazione e test di scenario - sono diventati pilastri della valutazione del rischio: 82% delle banche centrali controlla la concentrazione, 76% utilizza l'analisi di scenario, mentre i fondi sovrani registrano rispettivamente il 65% e il 62%.
I capitali si stanno spostando verso asset che coniugano resilienza e rendimento. Sicurezza energetica e infrastrutture per la transizione energetica sono ritenute i temi più credibili dal 80% dei fondi sovrani, un giudizio rafforzato dall'adozione dell'IA, che sta trasformando la domanda di infrastrutture energetiche e di dati.

L'interesse per la resilienza si estende anche alla gestione operativa: molte istituzioni stanno riesaminando la dipendenza da custodi, controparti e infrastrutture di clearing negli Stati Uniti, avviando soluzioni alternative per ridurre i rischi di concentrazione geografica.
"Benjamin Jones, Global head of research di Invesco, ha commentato: "Il grande cambiamento che osserviamo tra gli investitori sovrani è che la resilienza sta diventando un requisito imprescindibile, non più un semplice elemento auspicabile. In un contesto caratterizzato da shock inflazionistici, frammentazione geopolitica e mercati sempre più concentrati, gli investitori stanno riconsiderando i vecchi presupposti sulla diversificazione e riprogettando i portafogli per far fronte a una gamma più ampia di scenari. Liquidità, governance, simulazioni di scenario e accesso operativo agli asset sono ora in primo piano. Questi investitori non stanno cercando di indovinare il prossimo shock né di abbandonare gli investimenti a lungo termine. Stanno cercando di rendere gli investimenti a lungo termine più duraturi, costruendo portafogli in grado di reggere in una gamma più ampia di scenari, in un mondo in cui la fiducia e la stabilità non possono essere date per scontate".


L'orizzonte temporale degli investimenti a lungo termine sta subendo pressioni: il 39% dei fondi sovrani ammette che il periodo reale è più breve rispetto a quello dichiarato, con una differenza più marcata tra fondi di investimento e quelli a passività definite. Per le banche centrali, la liquidità è la preoccupazione principale (61%), soprattutto nei mercati emergenti dove la difesa della valuta è cruciale. I fondi sovrani, invece, citano la volatilità, la sensibilità al drawdown e le aspettative del consiglio di amministrazione, ognuna al 37%.
Di conseguenza, le azioni quotate stanno perdendo attrattiva, mentre i mercati privati emergono come driver di rendimento: il 65% dei fondi sovrani li identifica come fonte chiave, con una netta inclinazione verso infrastrutture e credito privato. Le infrastrutture hanno raggiunto il 9,0% del patrimonio totale dei fondi sovrani nel 2026, rispetto al 4,9% del 2022, confermandosi l'asset class alternativa a più rapida crescita nel quinquennio. Le iniziative regionali sono guidate dalla decarbonizzazione, dalle energie rinnovabili, dalle infrastrutture digitali e dai data center, tutti considerati fattori di produttività e sviluppo a lungo termine.


L'intelligenza artificiale è percepita come tecnologia trasformativa dal 77% degli investitori sovrani, ma l'esposizione diretta rimane complessa. Il 52% indica la concentrazione di mercato come rischio principale, poiché l'accesso a un'esposizione diversificata richiederebbe di evitare una dipendenza eccessiva da poche società tecnologiche di grande capitalizzazione. I temi più convincenti a lungo termine sono infrastrutture e potenziamento della produttività, citati dal 69% dei fondi sovrani. L'approvvigionamento energetico è identificato come vincolo critico per l'espansione delle infrastrutture IA, rendendo la geografia un fattore tanto energetico quanto tecnologico. Internamente, l'uso dell'IA nei processi di investimento è salito al 69%, rispetto al 33% del 2024, principalmente per ricerca, sintesi di informazioni, efficienza operativa, generazione di idee e supporto decisionale.


Le banche centrali stanno ristrutturando la gestione delle riserve in risposta a inflazione, frammentazione geopolitica e condizioni di mercato mutevoli. Azioni, obbligazioni societarie e titoli indicizzati all'inflazione ricevono attenzione, poiché le banche cercano alternative al tradizionale reddito fisso. La preoccupazione per il dollaro è in crescita: il 61% delle banche centrali ritiene che l'alto indebitamento degli USA stia indebolendo il ruolo del dollaro come riserva a lungo termine, rispetto al 20% del 2024. Nonostante la diversificazione sia limitata dall'assenza di un'alternativa credibile su larga scala, l'oro rimane un pilastro: più di un terzo prevede un aumento delle allocazioni nei prossimi tre anni, con la protezione dall'inflazione.


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