Tecnologia, dati e cyber-resilienza: la nuova frontiera della sovranità italiana
Polito (Indra Group): perchè dati, algoritmi, infrastrutture e cyber-minacce spingono l'Italia verso una sovranità digitale
Secondo Erminio Polito, CEO di Indra Group in Italia, "I dati, gli algoritmi che li interpretano e le infrastrutture che li trasportano sono diventati il terreno stesso su cui quelle decisioni si formano e, sempre più spesso, si eseguono". L'Italia registra un'impennata di attacchi informatici, e le autorità avvertono che la capacità di leggere e governare l'ambiente nazionale dipende ora da dati, algoritmi e cyber-resilienza.
Nel primo semestre del 2025, l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha registrato 1.549 incidenti cyber, un aumento del 53% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, coinvolgendo settori industriali, servizi pubblici, sanità e pagamenti.
"L'efficacia di una risposta non dipende più dalla presenza di analisti e decisori nel momento giusto, ma dalla capacità delle infrastrutture di rilevare, classificare e contenere una minaccia in modo autonomo, prima ancora che un essere umano possa intervenire", continua Polito. La riduzione dei tempi di azione, da ore a pochi secondi, rende indispensabili piattaforme distribuite, agenti digitali e sistemi di monitoraggio integrato, che non sono più semplici strumenti di efficienza ma presidi di prima linea.
La dipendenza tecnologica, secondo Polito, si trasforma da variabile gestionale a questione di sovranità: "Perché ogni algoritmo che decide al posto nostro, in tempi che non possiamo eguagliare, deve potersi ricondurre a un perimetro di controllo su cui esercitiamo competenza, governance e responsabilità. Quando quel controllo è esterno, lo è di fatto anche la decisione", spiega Polito. Quando il controllo è esterno, lo è anche la decisione, e ciò impatta direttamente sulla capacità del Paese di proteggere cittadini, filiere produttive e il modello democratico.
Per mantenere un margine di sovranità l'Italia deve puntare su tre pilastri: la gestione autonoma dei dati, lo sviluppo di algoritmi in ambienti controllati e il potenziamento della cyber-resilienza. Senza un quadro europeo condiviso sui dati strategici, senza modelli di intelligenza artificiale validati internamente e senza infrastrutture operative anche in scenari critici, le politiche di resilienza rimangono solo dichiarazioni di intenti. "Senza un controllo europeo sui dati strategici, senza la capacità di sviluppare e validare modelli di intelligenza artificiale in ambienti governati, senza infrastrutture in grado di operare anche in scenari critici, ogni discorso sulla resilienza resta nominale", prosegue Polito.
L'attuazione richiede investimenti a lungo termine, partnership pubblico-privato e competenze ibride che coniughino ingegneria, sicurezza informatica e gestione del rischio. Inoltre, occorre superare la mera conformità a normative come NIS2 o la direttiva CER, trasformandole in leve per costruire capacità concrete.
Le infrastrutture critiche rappresentano il banco di prova più immediato: ogni sistema essenziale è oggi sia fisico sia digitale, perciò va progettato tenendo conto di entrambe le dimensioni. C'è una domanda che, in questo scenario, riguarda direttamente chi guida imprese e istituzioni: chi governa l'intelligenza che orienta le decisioni critiche del Paese? "Non è un interrogativo tecnologico, ma di leadership. La risposta determinerà la nostra capacità di proteggere cittadini e servizi, di mantenere stabili le filiere produttive, di preservare l'integrità di un modello democratico che, sempre più spesso, si misura anche sulla qualità delle informazioni che lo alimentano", spiega Polito.
La sovranità digitale non è più un'opzione ma il nuovo perimetro della sovranità nazionale; l'Italia potrà navigare con sicurezza nel panorama digitale solo se riuscirà a mantenere il controllo sull'intelligenza che ne guida le scelte. "È una scelta che richiede lucidità ora, non quando le conseguenze saranno evidenti a tutti", conclude Polito.

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