Cantina Settecani e la valorizzazione del Lambrusco Grasparossa nel mondo - Vinicitor Sapiens | BusinessCommunity.it
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16/09/2026

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Cantina Settecani e la valorizzazione del Lambrusco Grasparossa nel mondo - Vinicitor Sapiens

Vaschieri (Cantina Settecani): la storia cooperativa del Lambrusco si unisce alla sostenibilità ambientale del territorio

"Ci troviamo in uno spicchio molto particolare del territorio modenese, per l'esattezza a Castelvetro di Modena, antico borgo medievale, il cui nome e la storia sono legati al Lambrusco Grasparossa. Ci impegniamo, noi tutti conferitori alla Cantina, a preservarne le qualità che da secoli lo rendono un vitigno molto particolare e apprezzato nel mondo". Chi ci accoglie è Daniela Vaschieri, Vicepresidente di Cantina Settecani e del Consorzio di Tutela del Lambrusco DOC e consigliera Regionale Emilia-Romagna dell'Associazione Donne del Vino. Cantina Settecani nasce nel 1923, nell'omonima frazione di Castelvetro di Modena dove un gruppo di 48 viticoltori unì le forze per dare vita a quella che oggi è una delle più storiche cooperative vitivinicole del territorio emiliano.

Oltre 100 anni dopo, la Cantina riunisce 130 soci: una vera e propria famiglia di famiglie che lavora 300 ettari di vigneto e raccoglie circa 50-60.000 quintali di uva all'anno: una produzione che rappresenta al meglio la tradizione vinicola emiliana, dai Lambruschi, primo fra tutti il Grasparossa, al Pignoletto e al Trebbiano.
"Il nome della nostra Cantina deriva dalla località Settecani, frazione di Castelvetro di Modena. Il toponimo risale addirittura al XII secolo e una leggenda ne racconta le origini. Si narra che un giorno sette uomini intenti al lavoro si siano lasciati andare a esclamazioni blasfeme di fronte al passaggio di una processione religiosa. La punizione divina per questo comportamento fu quella di essere trasformati in cani. A ricordare questa leggenda, sull'antica facciata della cantina sono scolpiti i musi di sette cagnolini", ricorda Daniela.

"La mia famiglia è sempre stata dedita all'agricoltura. Nei primi anni 80' mio padre investì nella nostra azienda agricola, dove io ho iniziato a lavorare dal 2000, occupandomene quotidianamente, facendola diventare socia della Cantina Settecani", continua Daniela. La produzione sfiora i 2 milioni di bottiglie (+13% al 30 giugno scorso) e la base produttiva non sarà ulteriormente ampliata con nuovi ettari in produzione, poiché le dimensioni raggiunte sono ritenute ottimali, nell'attuale quadro macroeconomico, per governare la crescita e, al contempo, tutelare gli interessi dei soci.
I vini Cantina Settecani sono distribuiti e sempre più apprezzati e premiati in tutta Italia (circa il 70%) e in diversi Paesi esteri come Giappone, USA, Norvegia, Repubblica Ceca, Germania, Francia, Cina e Taiwan. Buone le prospettive di allargamento della quota export nei prossimi anni.


"Nell'affrontare le sfide dell'innovazione e della sostenibilità, guardiamo al futuro con lo spirito delle origini: una grande famiglia che lavora insieme per crescere e offrire ai mercati vini accessibili e dagli elevati standard qualitativi. La presenza di argille sabbiose e ricche di calcare, insieme a terreni permeabili e magri, crea da secoli le condizioni perfette per valorizzare i vitigni tipici del territorio emiliano, come il Grasparossa e il Pignoletto", prosegue Daniela.
Il territorio rappresenta un patrimonio imprescindibile, per questo si lavora per preservarlo con azione di sostenibilità ambientale come testimoniano la Certificazione VIVA, Valutazione dell'Impatto della Vitivinicoltura sull'Ambiente e l'adesione al progetto Minerva. "Grazie alla nostra origine contadina, non abbiamo mai dimenticato di rispettare la terra e il lavoro delle persone. Garantire la sostenibilità della produzione per il territorio è fondamentale per la valorizzazione stabile e duratura dei nostri vini. La certificazione V.I.V.A. si estende inoltre alla produzione di alcuni vini: il 7 Note Spumante Pignoletto Spumante Dop e il Grasparossa di Castelvetro Dop Vini del Re. La nostra cantina è inoltre promotrice e capofila del Progetto Minerva, volto a implementare pratiche e protocolli di sostenibilità nella filiera integrata vitivinicola del distretto del Lambrusco e Pignoletto collinare", aggiunge Daniela con una comprensibile punta di orgoglio per il lavoro suo e di tutte le famiglie impegnate nella Cantina.


Infine Daniela ha avuto un ruolo importante nell'organizzazione della Convention Nazionale delle Donne del Vino, che quest'anno si è svolta in Emilia-Romagna. All'interno del programma lo scorso 12 giugno, le Donne del Vino hanno fatto tappa alla Cantina Settecani, per conoscere da vicino una delle realtà più rappresentative e significative nella produzione e valorizzazione del Lambrusco Grasparossa, vitigno simbolo della zona collinare di Castelvetro. Nel corso della Convention, inoltre l'Associazione Nazionale ha lanciato un chiaro appello: serve un nuovo patto con la ristorazione per difendere il valore del vino italiano, promuovendo carte dei vini più legate alle denominazioni e alle produzioni locali, politiche di prezzo più equilibrate e strumenti di incentivo per chi sceglie di proporre vini e prodotti Dop del proprio territorio. Una riflessione che Daniela condivide e che riguarda da vicino anche il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, vitigno simbolo dell'area collinare modenese e patrimonio produttivo, culturale e identitario della comunità.


"Dobbiamo portare al centro del nostro confronto un tema decisivo: il vino deve tornare a essere raccontato nei luoghi in cui incontra il consumatore, a partire dalla ristorazione. Per territori come il nostro, questo significa dare pieno riconoscimento al Lambrusco Grasparossa, non solo come prodotto, ma come espressione di una storia agricola, cooperativa e culturale. Una carta dei vini attenta al territorio può diventare un vero strumento di promozione, conoscenza e valore", afferma Daniela.
"Oggi più che mai è importante costruire alleanze concrete tra chi produce, chi racconta e chi serve il vino. Ristoranti, enoteche, cantine, istituzioni e operatori turistici possono lavorare insieme per rafforzare la percezione del valore delle denominazioni e accompagnare il consumatore verso scelte più consapevoli. Il Lambrusco ha tutte le caratteristiche per essere protagonista di questo percorso: è autentico, contemporaneo, conviviale e profondamente legato alla nostra terra".


Federico Unnia
Aures Stategie di comunicazione




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