Medio Oriente: i mercati si preparano a un periodo di prolungata instabilità | BusinessCommunity.it
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01/04/2026

economia

Medio Oriente: i mercati si preparano a un periodo di prolungata instabilità

Davies (Columbia Threadneedle Investments): i prezzi del greggio raddoppiano, la domanda resta inelastica, gli investitori devono puntare su disciplina e fondamentali

L'intensificarsi del conflitto in Medio Oriente ha spinto i prezzi del petrolio verso livelli quasi raddoppiati, creando forti oscillazioni nei mercati dell'energia. Gli operatori finanziari sono invitati a non reagire alle notizie più volatili, ma a concentrarsi sui fondamentali di medio-lungo periodo. "Nel nostro Global Outlook 2026, abbiamo evidenziato la crescente fragilità del quadro geopolitico globale - ha affermato William Davies, Global Chief Investment Officer di Columbia Threadneedle Investments - a poche settimane dall'inizio del nuovo anno il contesto è già stato messo alla prova".

Le fluttuazioni dei prezzi del petrolio non sempre riflettono l'effettiva pressione inflazionistica. Se i prezzi restano alti, il risultato immediato è un aumento dei costi per famiglie e imprese, che riduce il reddito disponibile. "Riteniamo che i prezzi elevati del petrolio siano più una ?tassa' sull'economia globale che una fonte di inflazione persistente", ha spiegato Davies. "La domanda di energia è inelastica: consumatori e aziende non possono ridurre facilmente il consumo di combustibili o elettricità, perciò una parte maggiore del reddito è destinata a coprire questi costi, limitando la spesa in altri ambiti".
L'impatto economico dipende soprattutto dal flusso fisico di energia. Lo Stretto di Hormuz trasporta circa il 20% del petrolio, dei prodotti raffinati e del gas naturale liquefatto mondiale. "L'economia globale può tollerare una forte tensione geopolitica, a condizione che il petrolio dal Medio Oriente continui a raggiungere i mercati internazionali",  prosegue Davies.

Rotte alternative, come il Mar Rosso, possono alleviare la pressione, ma una limitazione dei flussi aumenterebbe il rischio di stagflazione, combinando prezzi alti con crescita debole.

I mercati finanziari hanno mostrato una certa resilienza. Escludendo materie prime ed energia, le principali asset class non hanno subito variazioni drammatiche, ma si osservano divergenze settoriali. "Nel settore energetico i titoli hanno beneficiato dei prezzi più alti, mentre il comparto software è stato guidato da trend strutturali come l'ascesa dell'intelligenza artificiale", ha indicato Davies. "I mercati obbligazionari sono rimasti complessivamente stabili, con un moderato allargamento degli spread creditizi e segnali di stress in segmenti meno liquidi del credito privato".
Di fronte a questa volatilità, la disciplina resta la strategia più efficace. Le reazioni di breve termine, guidate da notizie di mercato, raramente producono risultati positivi. "Ci concentriamo su prospettive medio-lunghe e su aree in cui abbiamo convinzione", prosegue Davies. "La selezione di crediti più solidi rispetto a emittenti deboli e un approccio conservativo nei portafogli sono le linee guida adottate. Quando la convinzione è chiara, si interviene; quando prevale l'incertezza, si protegge il portafoglio dal rischio involontario". 

Il rischio geopolitico è ora una componente permanente del contesto d'investimento. Eventi passati hanno dimostrato che le paure più estreme spesso non si concretizzano, ma non è saggio considerare tutti gli shock come temporanei. La chiave per gli investitori rimane la diversificazione, la disciplina e la capacità di agire con decisione quando la convinzione è forte. "Se il petrolio continuerà a defluire dal Golfo, l'economia globale potrà assorbire lo shock", ha concluso Davies.






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