Il nuovo libro che svela i confini nascosti del potere globale - Recensione "Linee invisibili"
Picotti (per Egea): il saggio mappa le nuove barriere che attraversano mercati, dati e catene di valore
Luca Picotti, giurista e membro dell'Osservatorio Golden Power, pubblica con Egea il volume "Linee invisibili. Geografie del potere tra confini e mercati". Nella prefazione, Giampiero Massolo, ex Segretario Generale della Farnesina e presidente dell'ISPI, inquadra l'opera come una bussola per capire come diritto, geopolitica ed economia ridisegnino le barriere che regolano scambi, supply chain e conflitti commerciali.
Il testo parte dal presupposto che i confini non siano più semplici linee tracciate su cartine, ma strutture artificiali che si estendono su piattaforme digitali, rotte commerciali e infrastrutture strategiche. In questo scenario, le guerre commerciali, i dazi, le sanzioni, il reshoring e le dispute sui dati diventano i principali strumenti con cui la geopolitica si manifesta.
"Basti pensare a come le sanzioni economiche imposte dall'Occidente alla Russia dopo l'invasione dell'Ucraina abbiano costretto le multinazionali a rivedere le proprie strategie di presenza e gestione degli asset, tra rischi reputazionali, minaccia di esproprio o necessità di ricostruire supply chain alternative in tempi record", dichiara Picotti.
Il caso TikTok, citato dall'autore, illustra la lotta per il controllo dei dati tra Stati Uniti e Cina, con tentativi di ban e restrizioni che influenzano direttamente la libertà imprenditoriale, la privacy e la sovranità digitale.
Il fenomeno del reshoring, spinto da governi intenti a riportare la produzione nei territori considerati più sicuri, si rivela più complesso del previsto. "Il reshoring comporta costi elevati, la necessità di ricostruire competenze produttive e si scontra con ecosistemi industriali difficili da replicare altrove", sottolinea Picotti.
La carenza di manodopera specializzata, i costi energetici più alti e la dipendenza da fornitori globali per componenti chiave limitano la fattibilità di un ritorno totale alla produzione nazionale, trasformando il fenomeno in una regionalizzazione delle catene del valore.
Picotti evidenzia come le crisi recenti abbiano colpito le arterie della globalizzazione piuttosto che le sue superfici. "Le architetture costruite negli scorsi decenni coesistono con la conflittualità: istituzioni sovranazionali, congressi multilaterali, catene del valore che attraversano decine di paesi, scambi economici fitti, formulazioni contrattuali internazionali, movimenti di capitale e commistioni culturali", afferma Picotti.
Il risultato è un mondo simultaneamente globalizzato e frammentato, dove la complessità e i rischi aumentano. Le difficoltà di orientarsi in questo contesto si traducono in costi più alti per consulenze strategiche, legali ed economiche, con effetti a catena sui prezzi al consumo, sulla diversità dei prodotti e sulla ricchezza complessiva.
Di fronte a queste dinamiche, l'autore suggerisce di preservare un livello minimo di interdipendenza economica anche tra attori con valori divergenti. "Se la pace degli scambi economici era un'illusione, non per questo bisogna gettare via il bambino con l'acqua sporca", conclude Picotti.
Il rischio di trasformare preoccupazioni legittime in scenari di autarchia e chiusura potrebbe aggravare le vulnerabilità già esistenti, minando la stabilità di mercati e consumatori.
Federico Unnia
Aures Strategie e politiche di comunicazione

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