Il ruggito del dragone che dovrebbe spaventare l'occidente
Mentre il principale problema di Bruxelles sembra essere mettere ulteriori controlli e censure sui social media, e spendere valanghe di miliardi in armi per rispondere a un nemico che non arriverà mai (come nel celebre romanzo di Buzzati), la Cina mette a segno numeri di crescita impressionanti. Soprattutto se paragonati a quelli asfittici del nostro declino.
Infatti, il motore di Pechino gira a pieno regime e non sembra intenzionato a rallentare. Nonostante le tensioni geopolitiche, il gigante asiatico ha chiuso il mese di giugno 2026 con una performance che lascia poco spazio ai dubbi. La bilancia commerciale cinese ha generato un saldo positivo di 125,62 miliardi di dollari. È un risultato che supera ampiamente le stime iniziali dei mercati, ferme a 120 miliardi, e si posiziona come la seconda cifra più alta mai registrata nella storia del Paese. Mentre molti osservatori si interrogano sulla stabilità della crescita globale, le navi cariche di container continuano a solcare gli oceani verso l'Europa e gli USA.
Il balzo delle esportazioni è stato del 27%, raggiungendo il picco storico di 412,39 miliardi di dollari. Questa accelerazione non è arrivata per caso ma è stata alimentata da una fame insaziabile di tecnologia. Il mercato globale richiede quantità enormi di hardware per la AI, e le fabbriche cinesi stanno rispondendo con una velocità impressionante. Molti produttori hanno anche spinto sull'acceleratore per consegnare le merci negli Stati Uniti prima che scattino nuove barriere doganali. È stata una vera corsa contro il tempo che ha gonfiato i volumi in modo straordinario.
Forse i magazzini americani saranno saturi per qualche mese, ma per ora la strategia di anticipo ha pagato bene. Per vendere prodotti finiti in tutto il mondo è necessario acquistare componenti di qualità. Le importazioni sono volate del 36%, toccando i 286,76 miliardi di dollari. Gran parte di questi flussi riguarda i semiconduttori, che rappresentano l'anima della filiera tecnologica moderna. La Cina sta accumulando chip per trasformarli in dispositivi da rivendere ovunque.
Il rapporto con il mercato americano resta al centro della scena economica: il surplus commerciale con gli USA è salito a 28,9 miliardi di dollari nel solo mese di giugno. Gli USA hanno bisogno della Cina, ma anche la Pechino ha bisogno di Washington.
Inoltre, Le esportazioni di auto cinesi sono aumentate del 71,2% su base annua, raggiungendo quota 1,06 milioni di veicoli nel solo mese di giugno. Con questo ritmo, la Cina si avvia a superare i 10 milioni di auto esportate nel 2026, più che raddoppiando i dati già straordinari del 2023 (4,9 milioni).
In Europa l'industria automobilistica paga le scelte scellerate in materia green, con l'intera filiera che pezzo dopo pezzo sta crollando miseramente. Basti pensare che Volkswagen sta pensando di lasciare a casa fino a 100 mila dipendenti. Tagli che si sommano a quelli già effettuati e alla chiusura di innumerevoli aziende della subfornitura in tutto il continente.
Von der Leyen e Timmermans hanno distrutto uno dei settori chiave dell'economia continentale regalandolo alla Cina. E adesso ne paghiamo le conseguenze.
Claudio Gandolfo

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