Gli investitori italiani puntano su diversificazione e gestione attiva per affrontare la volatilità
Kyrklund (Schroders): la crescente incertezza spinge a rivedere portafogli, privilegiare ETF attivi e adottare approcci olistici
Gli investitori globali stanno rimodellando i propri portafogli in un contesto in cui incertezza geopolitica e concentrazione dei mercati portano a riconsiderare le allocazioni tradizionali e rafforzano il ruolo della gestione attiva. È quanto emerge dalla Global Investor Insights Survey (GIIS) di Schroders.
Gli investitori italiani anticipano una maggiore volatilità - l'89% prevede oscillazioni nei mercati nei prossimi 12mesi, rispetto all'85% a livello globale. Questa percezione nasce da tensioni geopolitiche, in particolare il ruolo degli Stati Uniti (81% vs 67% globale) e il conflitto in Medio Oriente (66% vs 69%). Altre preoccupazioni includono i prezzi delle materie prime (74% vs 53%), il rischio di recessione (60% vs 50%) e una possibile escalation geopolitica (36% vs 52%).
Le priorità di costruzione del portafoglio si concentrano su diversificazione (89% vs 84%) e protezione del capitale (79% vs 83%). Quasi la metà degli investitori (45%) intende aumentare la diversificazione geografica al di fuori degli USA.
Fiducia nella gestione attiva - il 94% degli italiani (85% globale) crede che i gestori attivi possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi entro 12-18 mesi, offrendo extra-rendimento, flessibilità e riduzione del rischio di concentrazione. Un terzo degli intervistati (30% vs 38% globale) prevede di incrementare l'esposizione a strategie attive per mitigare la concentrazione sugli indici.
"Johanna Kyrklund, Group Chief Investment Officer, Schroders, ha dichiarato: "In un mondo sempre più volatile, gli investitori stanno ripensando i propri portafogli mettendo al centro diversificazione e resilienza, mentre gestiscono al contempo il rischio geopolitico. È significativo che, in questo contesto, ben l'85% degli investitori a livello globale esprima fiducia nella capacità dei gestori attivi di contribuire al raggiungimento di tali obiettivi nei prossimi 12-18 mesi. Negli ultimi anni siamo passati da un mondo globalizzato soggetto a shock deflazionistici, a un mondo geopoliticamente frammentato, in cui la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento può contribuire a generare shock inflazionistici. La capacità di essere selettivi, gestire il rischio e reagire dinamicamente a condizioni di mercato in rapida evoluzione rappresenta il nostro vantaggio competitivo, in qualità di gestori attivi, nell'affrontare queste acque più agitate".
- ETF attivi in ascesa: il 49% dei rispondenti li utilizza per diversificare, il 40% per gestire il rischio (33% globale) e il 30% per posizionamenti tattici (42% globale). I vantaggi principali sono i costi più bassi (72% vs 70% globale), la liquidità infragiornaliera (51%) e la trasparenza del portafoglio (43%).
Le aree in cui gli investitori vedono il maggior valore aggiunto degli ETF attivi sono:
- azioni dei mercati emergenti (55% vs 35% globale).
- strategie tematiche o settoriali (43% vs 34% globale).
- azioni small e mid cap (38% vs 37% globale).
- strategie di crescita in private equity (non specificata).
- altri segmenti di mercato (non specificati).
Approccio olistico tra public e private equity: il 40% degli italiani (50% globale) valuta contemporaneamente opportunità in public equity e private equity, superando la tradizionale separazione. Le strategie ritenute fondamentali per la crescita a lungo termine includono: fondamentali azionari (67% vs 71% globale), small e mid cap (63% vs 65% globale), buyout large cap (41% vs 62% globale) e private equity small-mid cap (41% vs 59% globale). Le strategie orientate al reddito, come dividend-focused (56% vs 74% globale) e long/short (31% vs 33% globale), sono percepite soprattutto come generatori di cash flow. Nel private equity, il 47% degli italiani (61% globale) individua opportunità di crescita nel growth capital e nel venture capital.
Le cinque asset class preferite per generare income corretto per il rischio nei prossimi 12-18 mesi sono:
- esposizione diversificata a titoli di Stato (51% vs 38% globale).
- strategie azionarie orientate al reddito (49% vs 43% globale).
- high yield (35% vs 32% globale).
- obbligazioni societarie quotate (31% vs 35% globale).
- credito cartolarizzato/asset-backed (24% vs 32% globale).
Evoluzione del credito: nel segmento quotato, il 50% degli italiani (55% globale) vede nelle obbligazioni corporate investment grade una fonte affidabile di rendimento reale. Il 44% individua le obbligazioni high yield come generatori di alpha, così come il 43% per il credito distressed/special situations e il 41% per il debito dei mercati emergenti. Nel private credit, il direct lending è considerato una fonte di alpha (38% vs 44% globale) e di income stabile (33% vs 44% globale). Il private credit investment grade è valutato come offrente rendimento prevedibile (48%). La resilienza del capitale è un criterio chiave per il debito immobiliare (31% vs 39% globale) e per il debito infrastrutturale (28% vs 39% globale).
Kyrklund conclude: "Gli investitori stanno adattando i portafogli a un contesto di mercato più complesso e frammentato. La diversificazione tra aree geografiche, asset class, stili e veicoli d'investimento diventa sempre più importante per gestire il rischio e costruire portafogli resilienti. Un approccio olistico agli asset pubblici e privati sta inoltre ridefinendo la costruzione di portafoglio, con obiettivi di investimento valutati secondo una prospettiva di Total Portfolio Approach che stanno assumendo maggiore rilevanza rispetto ai benchmark tradizionali".

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