Prezzi dell'oro in calo: le tre leve che possono invertirne la tendenza
Kinsella (UBP): la Fed, i flussi retail sugli ETF e le banche centrali frenano il metallo giallo
Peter Kinsella, Head of Investment Services UK di Union Bancaire Privée (UBP), ha spiegato che la recente contrazione dei prezzi dell'oro deriva da tre fattori principali. Primo, la Federal Reserve ha modificato l'orientamento della politica monetaria, spingendo al rialzo i rendimenti a breve termine e aumentando il costo opportunità di detenere metalli preziosi. Secondo, gli investitori retail hanno registrato deflussi continui dagli ETF sull'oro durante maggio e la prima metà di giugno, riducendo il flusso di capitale che aveva alimentato il rally del quarto trimestre2025 e del primo trimestre2026. Terzo, i dati di marzo mostrano che gli acquisti di oro da parte delle banche centrali si sono concentrati nei grandi istituti, segnalando un rallentamento dell'accumulo. "Osserviamo che le attese sui tassi a breve termine a livello globale sono aumentate in modo significativo. Rendimenti più elevati sono evidenti lungo tutta la curva dei tassi, e questo ha chiaramente esercitato una pressione negativa sull'oro", afferma Kinsella.
Sul fronte energetico, i prezzi del petrolio sono scesi notevolmente dopo la firma del memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran. Il rialzo dei futures a lungo termine sul greggio ha mostrato una forte correlazione con i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi a breve termine, suggerendo potenziali rischi al ribasso sull'inflazione nei prossimi mesi. Questo fenomeno è già stato osservato nel Regno Unito e, in misura minore, nell'area euro, dove l'inflazione complessiva non ha seguito le previsioni iniziali. "Prevediamo che le banche centrali dovrebbero attendere fino alla fine dell'estate o all'inizio del quarto trimestre, quando disporranno di dati più solidi che confermino l'assenza di effetti di secondo livello dell'inflazione",prosegue Kinsella.
L'economista ha individuato tre condizioni necessarie per una ripresa dell'oro:
- Ripresa degli acquisti da parte delle banche centrali: "prevediamo che il calo del prezzo verso livelli intorno ai 4.000dollari l'oncia possa incentivare le banche centrali, che avevano perso l'ultima fase del rally, a riprendere gli acquisti".
- Effetti di secondo livello dell'inflazione contenuti: prezzi più bassi del petrolio dovrebbero limitare la persistenza dell'inflazione e ridurre la pressione sui salari.
- Maggiore chiarezza sullo Stretto di Hormuz: una visibilità migliore sulla situazione dello stretto dovrebbe dare impulso rialzista all'oro e mitigare i rischi di improvvisi rialzi del petrolio.
Nel medio termine, Kinsella mantiene una prospettiva costruttiva sull'oro. I rendimenti reali dei TIPS decennali statunitensi non sono riusciti a superare stabilmente il 2%, ma una stabilizzazione dell'inflazione nel corso dell'anno potrebbe ridurre le aspettative sui tassi reali, a vantaggio del metallo. "La ripresa della domanda da parte delle banche centrali rappresenta il principale rischio al rialzo per le nostre previsioni e continuiamo ad attenderci un aumento strutturale dell'esposizione all'oro da parte degli investitori retail", conclude Kinsella.

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