Decisioni veloci: il rischio diventa leva di crescita per le imprese
Vargiu (Coface): in un'economia in cui prevale l'instabilità, le aziende che crescono oggi sono quelle che sanno interpretare i rischi e gestirli
Il 68% dei top manager intervistati da Coface segnala la lentezza decisionale come ostacolo cruciale alla crescita. In un contesto di forte incertezza, la capacità di decidere rapidamente si sta trasformando in un vantaggio competitivo, mentre il rischio passa da elemento esterno a leva interna del processo decisionale. I dati dell'indagine, condotta su 1250 manager in 13 Paesi, mostrano che le aziende devono passare dal semplice contenimento del rischio a una gestione proattiva per sostenere lo sviluppo.
I risultati principali dell'indagine evidenziano:
- Il 68% delle aziende individua la lentezza decisionale come barriera alla crescita.
- Il 62% dei manager ritiene ancora esistente una tensione tra ambizione commerciale e disciplina del rischio.
- Il 44% prevede che le funzioni risk e finance diventeranno partner strategici entro 3-5 anni.
- Il 77% si aspetta che i partner esterni forniscano informazioni predittive per rendere il processo decisionale più proattivo.
In Italia, la partecipazione precoce delle funzioni di risk management al processo decisionale risulta ancora limitata. Il 37% dei manager considera i team di rischio "guardiani fidati", in linea con la media globale. Il 26% li integra già nella fase di definizione, ma il 59% percepisce una tensione tra rischio e crescita, e il 52% preferisce dire "no" anziché assumere rischi in modo strutturato. Solo il 20% vede oggi i team di gestione rischi come partner strategici, ma il 44% prevede che questo ruolo si consoliderà entro i prossimi tre-cinque anni. Il 33% indica la lentezza del processo decisionale come il più grande ostacolo alla crescita, sottolineando l'urgenza di trasformare il coinvolgimento del rischio in decisioni più rapide e ad alto impatto commerciale.
Le imprese italiane manifestano una forte esigenza di capacità predittive e tecnologie data-driven. Il 79% desidera analisi basate sull'intelligenza artificiale e segnali di preallarme; il 69% vuole integrare informazioni predittive nei processi, mentre il 66% ritiene fondamentali i modelli di scenario per orientare le scelte. Inoltre, l'81% dei responsabili vorrebbe ricevere dati predittivi da partner esterni, e il 75% cerca supporto per poter dire "sì" a più opportunità in modo consapevole.
Secondo Pietro Vargiu, Country Manager Coface Italia, "In un'economia in cui prevale l'instabilità, le imprese che crescono oggi non sono quelle che corrono meno rischi, ma quelle che sanno interpretarli e gestirli. La domanda dell'impresa orientata al successo è: 'c'è un modo per cogliere questa opportunità?' Coface aiuta a rispondere, trasformando l'incertezza in capacità di decidere rapidamente e consapevolmente, grazie a strumenti innovativi di informazione, analisi del rischio e protezione del business, affinché l'impresa possa dire 'sì' alla crescita e allo sviluppo prima degli altri e in pieno controllo della situazione".
A livello internazionale, il rischio è sempre più interno all'organizzazione. Il 59% delle aziende afferma che il feedback dei team di rischio è percepito come eccessivamente prudente o non in sintonia con il mercato, creando sfiducia e rallentando le decisioni. La mancanza di dati consolidati, segnalata dal 52% delle imprese, alimenta giudizi soggettivi e un circolo vizioso di prudenza.
Un approccio difensivo al rischio porta il 50% dei dirigenti a preferire il "no" rispetto al "sì", anche quando le opportunità potrebbero essere esplorate in un quadro strutturato. Tuttavia, il 44% prevede che le funzioni di rischio diventeranno partner della crescita entro i prossimi tre-cinque anni, indicando una svolta verso un "sì consapevole" integrato fin dalle prime fasi decisionali.
Tra le organizzazioni più avanzate, il 12,6% è classificato come Open Advantage Leader. Queste aziende mostrano pratiche distintive:
- Il 70% coinvolge i team di gestione rischi fin dalle prime fasi del processo decisionale, contro una media del 58%.
- Il 29% considera il rischio un vantaggio competitivo, rispetto al 19% della media.
- Il 38% promuove una cultura di confronto aperto, contro il 23% della media.
I dati rappresentano un acceleratore decisivo, ma solo il 20% delle aziende dispone di informazioni coerenti tra i diversi mercati. Il 59% dei dirigenti vuole che i team di risk adottino analisi predittive per simulare scenari, e il 54% spinge per un'adozione più rapida di soluzioni basate sull'intelligenza artificiale.I partner esterni sono sempre più richiesti non solo per la copertura del rischio, ma anche per fornire insight predittivi e supportare decisioni più coraggiose. Il 77% vuole analisi predittive per anticipare gli sviluppi di mercato, il 71% si aspetta fiducia da parte dei partner per cogliere più opportunità, e il 65% ritiene che i partner debbano consentire decisioni di business più audaci combinando protezione, dati e capacità di anticipazione.
"La vera sfida per le aziende non è più evitare il rischio, ma saper trasformare l'incertezza in decisioni informate. E questo richiede dati. La capacità di raccogliere, analizzare e proiettare le informazioni sta diventando centrale per dire 'sì' prima, più rapidamente e in modo più consapevole. Le aziende di maggior successo non sono quelle che corrono meno rischi, ma quelle che dispongono della migliore intelligence per decidere", ha concluso Xavier Durand, CEO di Coface.

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