Storia di Cantina Chionetti: radici, tradizione e futuro vitivinicolo - Vinicitor sapiens | BusinessCommunity.it
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15/07/2026

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Storia di Cantina Chionetti: radici, tradizione e futuro vitivinicolo - Vinicitor sapiens

La famiglia espande i vigneti in Piemonte valorizzando tradizione e mercato globale

Mi sia consentita una premessa: sono mezzo sangue cuneese e fin da piccolo ho sentito ripetere in famiglia: la prossima volta che andavamo a trovare la nonna Maddalena ci fermiamo da Quinto Chionetti a comprare dell'ottimo vino da portare a Milano. Così, a distanza di decenni, tornare a scrivere di questa straordinaria storia di imprenditoria agricola e vitivinicola, da cui nascono vini importanti, è come un ritorno alla mia infanzia, alle mie radici. 

Ci troviamo in Borgata Valdiberti a Dogliani, località storica per i vini piemontesi, a 50 km da Cuneo. "Dogliani è una delle zone di più antica tradizione nella coltivazione della vite e vinificazione, con influenze degli etruschi e dei romani. Nel medioevo, quest'attività era centrale nell'economia locale. Un documento chiave del 1593 - conservato negli archivi del comune di Dogliani - gli ordini per le vindimie, regolamentava la raccolta dei dozzetti cioè I dolcetti, indicati come la varietà dominante", ci racconta Nicola, oggi alla guida dell'azienda. Studi umanistici, un'esperienza politica come sindaco di Dogliani, a 40 anni sprigiona realismo nell'affrontare le sfide che il settore ha innanzi ma, al tempo stesso, crede nel lavoro di squadra e nella forza della tradizione che si respira in casa Chionetti.

Fondata da Giuseppe Chionetti nel 1912, la cantina è stata condotta per oltre 50 anni dallo storico proprietario Quinto. Oggi, la quinta generazione della famiglia Chionetti, incarnata in Nicola, la sorella Martina e il cugino Alessandro, continua la tradizione vitivinicola con la stessa dedizione alla qualità e al territorio.  I Chionetti si dedicano alla coltivazione e alla vendita dell'uva, specialmente del dolcetto, a Bastia Mondovì. Successivamente, un ramo della famiglia si trasferisce a Dogliani all'inizio del 1900, quando Giuseppe completa l'acquisto della cascina e delle prime vigne a San Luigi nel 1912. Qui, Giuseppe e suo figlio Andrea decidono di vinificare e commercializzare il vino.

A metà degli anni '50 i Chionetti sono una delle prime tre famiglie a Dogliani a imbottigliare il proprio dolcetto. Quinto e il figlio Andrea saranno i primi a scrivere sull'etichetta dei dolcetti i nomi delle vigne. Per la prima volta anche a Dogliani la cultura locale, che già distingueva I terreni più vocati per la vigna, inizia a riflettersi nel nome dei prodotti, dando vita ai primi "cru".
Dopo anni non facili, Quinto, ritrovatosi solo con la moglie Gemma, assume nuovamente la guida della cantina, traghettandola negli anni '90. Un ruolo importante lo avrà in futuro Marco Devalle, che dai 16 anni viene introdotto alle conoscenze dell'arte vinicola e alla dedizione e cura della vigna. Marco continua a lavorare in azienda. Parallelamente il nipote Nicola prende coscienza di quanto sia importante la prosecuzione di questa attività e decide di impegnarsi in prima persona nella gestione e sviluppo dell'azienda. In quegli anni inizia la fortunata collaborazione con l'enologo piemontese Giuseppe Caviola, che presso la Cantina Chionetti fa alcune delle sue prime consulenze e che presto diventa un amico di famiglia.


Oggi Cantina Chionetti possiede 10 ettari nelle storiche colline attorno al comune di Dogliani, in borgata Martina 1 ettaro coltivato a Riesling renano. Poi 1 altro ettaro per il Barbera d'Alba d.o.c. vigna Sebastiano a Monforte d'Alba. Infine,  le vigne di Barolo totalizzano 1,5 ettari, ubicate a Monforte d'Alba, Castiglione Falletto e La Morra, acquisite dal 2013 in avanti, proprio in coincidenza con l'assunzione della guida dell'azienda di famiglia da parte di Nicola. "La nostra produzione raggiunte 90 mila bottiglie, con 9 etichette in tutto, di cui il 55% è venduto in Italia attraverso il canale Horeca e il rimanente 45% all'estero. Sin dagli anni 70-80 i nostri vini sono stati venduti negli Stati Uniti e Giappone. Oggi presidiamo i mercati più importanti in Europa". ricorda Nicola.


E in effetti ricordo una cena di lavoro a New York, eravamo nel 1998, in un bellissimo locale di Manhattan, con colleghi provenienti da tutti gli Stati Uniti, e incaricato di scegliere un vino italiano, sfogliando la ricchissima carta dei vini, notai Chionetti San Luigi e Briccolero, due straordinari Dolcetti in purezza, prodotti con uve delle vigne storiche di famiglia, La Costa e San Luigi. Briccolero è una variante del San Luigi. Per inciso, la cena e la scenta furono un successo personale.
Successo che continua per Chionetti, dal momento che altre etichette molto importanti sono La Chiusa, Nebbiolo in purezza e Riesling (unico vino bianco) prodotto con uve in borgata Martina a circa 600 m sul versante meridionale di una collina caratterizzata da terreni poveri, poco profondi, a rischio di siccità estiva, ma utili a conferire personalità e mineralità al vino. A queste si aggiungono Parussi Barolo d.o.c.g. (Parussi è un cru del comune di Castiglione Falletto), Roncaglie Barolo d.o.c.g. (Roncaglie è un cru del comune di La Morra) e Bussia Vigna Pianpolvere, Barolo d.o.c.g. "Pianpolvere è un'area di grande tradizione per il Barolo di Monforte d'Alba; infatti un tempo era considerata un cru indipendente. Ora è parte del più grande cru della Bussia", ci spiega Nicola. Le tre produzioni di Barolo si attestano su circa 2.000 di Pianpolvere, circa 3.700 di Parussi e 4.300 di Roncaglie.


Guardando al futuro, con al comando ben salta la 5° generazione, la sfida è gestire le complesse dinamiche dei consumi e accrescere e valorizzare il patrimonio valoriale che evoca il nome Chionetti, al sicuro nelle mani di Nicola, Martina e Alessandro.
P.S.: a margine della chiacchierata, da amante della cucina piemontese, non posso non chiedere, visti i caldi del periodo, un abbinamento perfetto per accompagnare il fritto misto piemontese e i formaggi. La risposta è semplice: Briccolero per il fritto, San Luigi per i formaggi. Provare per credere.
Federico Unnia
Aures Strategie e politiche di comunicazione






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