Scalate dei tassi ed energia: il doppio impatto sui mercati obbligazionari
Bilson (Schroders): il netto repricing al rialzo dei prezzi dell'energia ha avuto un impatto particolarmente evidente sui bond europei
L'ultimo mese ha messo sotto pressione i mercati obbligazionari. I prezzi dell'energia sono saliti, mentre le principali banche centrali hanno segnalato una minore tolleranza all'inflazione sopra i target. Il risultato è stato un calo dei titoli di Stato a livello globale, soprattutto nella parte breve della curva dei rendimenti (0-5 anni).
Al simposio di Jackson Hole, Kevin Warsh, presidente della Federal Reserve, ha ribadito la necessità di mantenere una politica restrittiva. Anche la Bank of Canada, la Reserve Bank of Australia e la Banca Centrale Europea hanno espresso lo stesso orientamento, indicando che la soglia di tolleranza è quasi superata.

James Bilson, Global Fixed Income Strategist di Schroders, ha commentato: "è evidente che la persistenza dello shock inflazionistico e la crescente intransigenza dimostrata dai policymaker abbiano orientato i mercati obbligazionari in senso più restrittivo. Alla luce di questo quadro, questo mese abbiamo incrementato al 35% la probabilità attribuita al nostro scenario 'eccessivo surriscaldamento' (in cui la Fed rialza i tassi 3 o più volte)". Lo scenario "in surriscaldamento", ora al 50%, prevede due rialzi; la possibilità di nessun intervento è scesa al 15%.
Bilson ritiene necessario un moderato inasprimento monetario da parte della Fed. L'inflazione non è fuori controllo, ma è consigliabile un rialzo per raffreddare la domanda. Il 16settembre la Fed ha effettuato il rialzo previsto, in linea con le attese di mercato.
Dal punto di vista strategico, una banca centrale decisa a combattere l'inflazione rinforza la credibilità sui titoli a lungo termine, ma penalizza i rendimenti a breve scadenza. Nelle ultime settimane la curva dei rendimenti si è notevolmente appiattita, segno dell'aumento delle probabilità di ulteriori rialzi. Bilson osserva che, sebbene una pausa non sia da escludere, il trend di appiattimento continuerà.
Al di fuori degli Stati Uniti, il rising pricing dell'energia è stato il fattore dominante per i mercati obbligazionari europei. Il rialzo dei prezzi ha spinto in alto i rendimenti in Regno Unito, Germania e in tutta l'Eurozona. "Abbiamo assunto un atteggiamento più cauto sulla crescita europea. Sebbene non riteniamo che le prospettive siano catastrofiche, il permanere dei prezzi energetici su questi livelli elevati penalizzerà sia il settore manifatturiero sia i redditi reali dei consumatori", prosegue Bilson.
Questa prospettiva di crescita più debole, unita alla previsione di altri tre rialzi da parte della BCE, rende le valutazioni dei titoli di Stato dell'area euro più interessanti. Tuttavia, il mercato resta volatile finché i prezzi dell'energia non si stabilizzano.
I Bund tedeschi sono tornati nell'attenzione, ma Bilson non prevede ancora un'azione immediata. Al contrario, mantiene una visione negativa per i Gilt britannici, poiché la Bank of England resta in una posizione accomodante ma vulnerabile agli shock energetici.
Le prospettive positive includono le obbligazioni dei mercati emergenti in valuta forte, in particolare Ungheria, e i US agency mortgage-backed securities, che offrono opportunità di rendimento in un contesto di incertezza globale.

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