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30/09/2026

idee

La guerra cognitiva: come le narrazioni minacciano le infrastrutture europee

Barchiesi (Reputation Manager): dobbiamo imparare a proteggere l'ecosistema informativo da manipolazioni volte a erodere fiducia, consenso e capacità decisionale

La Presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha sottolineato nel discorso sullo Stato dell'Unione che, nella competizione geopolitica odierna, è possibile indebolire un Paese, un settore o un'infrastruttura senza colpire direttamente sistemi o istituzioni; basta intervenire sulla percezione pubblica, una dinamica definita guerra cognitiva.
"Le democrazie liberali sono particolarmente esposte a questa minaccia.Il loro principale punto di forza, la libertà di espressione e la possibilità di un confronto aperto tra idee diverse, rappresenta anche il terreno ideale in cui gli attacchi narrativi possono prosperare.Dove esiste pluralismo, esiste inevitabilmente anche lo spazio per chi intende manipolare il dibattito, amplificare divisioni sociali, alimentare sfiducia e polarizzazione.La libertà di espressione, cardine delle nostre democrazie, diventa il veicolo per alterare la percezione della realtà. È una forma di attacco che trasforma l'apertura delle nostre società in una vulnerabilità strategica", afferma Andrea Barchiesi, Founder e CEO di Reputation Manager.

Negli ultimi anni le operazioni di influenza si sono evolute: la diffusione di notizie false si combina con meccanismi che agiscono più in profondità sulla cognizione, amplificando preoccupazioni reali e inserendole in cornici narrative mirate;

l'utilizzo di algoritmi delle piattaforme digitali ne potenzia l'impatto, fenomeno che Barchiesi definisce Cyber Narrative Warfare: è "l'utilizzo delle narrative come strumento strategico per orientare opinioni, comportamenti e decisioni collettive". Un esempio emblematico riguarda le campagne contro i data center e le strutture che sostengono lo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Analisi pubbliche condotte da OpenAI  hanno evidenziato che attori stranieri hanno cercato di alimentare l'opposizione verso questi impianti, enfatizzandone i costi energetici e gli impatti ambientali.

"Temi legittimi, che meritano attenzione e trasparenza, ma che possono essere trasformati in armi di influenza quando vengono amplificati sistematicamente con l'obiettivo di rallentare investimenti, innovazione e competitività", prosegue Barchiesi.  La "battaglia delle narrative" si aggiunge alle tradizionali infrastrutture strategiche, creando una terza infrastruttura da difendere: il processo attraverso cui l'opinione pubblica forma le proprie convinzioni.
Per questo la capacità di anticipare, rilevare e rispondere alle operazioni di influenza deve diventare una priorità europea. Non si tratta di limitare il dibattito democratico, ma di sviluppare strumenti di intelligence narrativa, analisi delle campagne coordinate, monitoraggio della disinformazione e maggiore consapevolezza collettiva, analogamente a quanto si fa per proteggere reti informatiche e infrastrutture fisiche.


"Come proteggiamo una rete da un attacco cyber e un'infrastruttura da un sabotaggio, dobbiamo imparare a proteggere anche l'ecosistema informativo da manipolazioni volte a erodere fiducia, consenso e capacità decisionale", conclude Barchiesi.


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