Prezzi al rialzo, rendimenti in calo: inflazione, energia e AI cambiano i mercati
Principe (Intermonte): i bond tornano competitivi, la tecnologia deve dimostrare che gli investimenti produrranno rendimenti adeguati e la geopolitica amplia il premio per il rischio
L'inflazione supera le previsioni sia negli Stati Uniti che in Europa, facendo lievitare i prezzi al consumo su entrambi i fronti dell'Atlantico. Negli USA l'indice generale accelera oltre le attese e la componente core registra un rialzo, confutando le ipotesi di stabilità. "Il segnale è netto: la pressione sui prezzi non dipende soltanto dall'energia e complica il percorso della Federal Reserve", afferma Donatella Principe, Head of Global Strategy di Intermonte.
Le aspettative sui tassi di interesse si moderano, ma rimangono prudenti. Il prossimo incontro della Fed avviene poco prima delle elezioni di medio termine, perciò il mercato attribuisce una bassa probabilità a un aumento immediato dei tassi. Per dicembre la direzione appare più definita, con i nuovi "dot" al centro del dibattito: la banca centrale potrà mantenere i tassi stabili fino al 2027, o dovrà intervenire nuovamente?
Il petrolio resta sopra i 100 dollari, avvicinandosi a 110 a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz. "La geopolitica americana invia segnali contraddittori: Washington cerca di contenere il costo dell'energia, rafforza i rapporti con Mosca e sospende per 60 giorni le misure previste dal Graham Act, mentre l'Unione europea approva nuove sanzioni alla Russia. Una strategia oscillante, tra pressione e dialogo, che aumenta l'incertezza", continua Principe.

Nel Golfo si intensificano gli attacchi alle petroliere, aumentando il rischio per le rotte marittime. Il costo del trasporto marittimo è salito del 134% dall'inizio del conflitto; i ricavi giornalieri delle superpetroliere dal Medio Oriente alla Cina sono aumentati di sei volte, trasferendo il rincaro a tutta la catena dei prezzi.
I rendimenti dei Treasury scendono perché il pessimismo sul debito pubblico americano si attenua e il confronto con l'azionario favorisce i bond: circa il 95% dei titoli dell'S&P 500 offre un dividend yield inferiore a quello dei Treasury. Gli investitori chiedono alle società una quota maggiore di utili distribuiti, ma il 2026 segna la fine della stagione di dividendi e buy-back. "Le aziende tecnologiche, impegnate nella corsa all'intelligenza artificiale, assorbono liquidità e ricorrono a utili, debito e aumenti di capitale per finanziare gli investimenti", spiega Principe.
Il risultato è un paradosso di mercato: i bond guadagnano terreno mentre il settore tecnologico mostra segni di debolezza. I risultati di ASML e TSMC confermano una domanda robusta di semiconduttori, ma non chiariscono chi ne catturerà il valore. Il calo del Kospi e dell'indice SOX segnala timori su nuovi concorrenti come il produttore cinese di memorie CXMT. Anche CoreWeave, fornitore di capacità di calcolo per l'AI, è sotto osservazione, con rendimenti obbligazionari e CDS in zona di allarme da default.
Sul fronte dell'AI, i costi dei token sono diminuiti dal 2025: -40% per OpenAI e -68% per Anthropic. "La domanda può crescere quando calano i prezzi, secondo il paradosso di Jevons, ma resta da capire se i volumi basteranno a compensare questa caduta, soprattutto davanti alla pressione dei modelli open source cinesi. La vera incognita è se Pechino riuscirà a replicare nell'AI americana ciò che ha fatto nell'auto elettrica europea: comprimere margini e rendere eccessiva la capacità installata", afferma Principe.
Le scommesse sui semiconduttori restano le più popolari per il sesto mese consecutivo, ma il consenso è sceso dall'82% di luglio al 45%. Le operazioni "Magnifiche Sette", presenti da 41 mesi, scendono al terzo posto con solo il 16% delle preferenze.
In Europa il caro vita alimenta proteste e polarizzazione politica, mentre i governi oscillano tra maggiori spese sociali e la pressione dei "bond vigilantes". "A pagare il prezzo delle tensioni non sono soltanto gli spread: l'euro resta esposto alla forza del dollaro e al rischio geopolitico", afferma Principe.
Il nuovo World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale indica una crescita globale ancora sopra il 3%, inflazione persistente e divergenze regionali marcate. Le variabili decisive saranno l'esposizione allo shock energetico e la capacità di partecipare al ciclo di investimenti nell'AI.
"L'Europa, importatrice netta di energia, vicina ai fronti russo-ucraino e mediorientale e marginale nella nuova corsa tecnologica, rischia di diventare l'anello debole tra Stati Uniti e Asia", conclude Principe.
Il messaggio dei mercati è dunque meno contraddittorio di quanto sembri: i bond tornano competitivi, la tecnologia deve dimostrare che gli investimenti produrranno rendimenti adeguati e la geopolitica amplia il premio per il rischio. Inflazione, petrolio e AI stanno riscrivendo insieme il copione.

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